Biblioteca (lettura pubblicata dalla BBT the bhaktivedanta book trust international)



RITORNO A KRISHNA

Edizione Italiana di Back to Godhead (tradotta integralmente) Vol. 20, Numero 1
Back to Godhead, Fondata nel 1944 • Vol. 42, Numero 1 • Gennaio/Febbraio 2008


BACK TO GOD­HEAD

FONDATORE (sotto la direzione di Sua Divina Grazia Sri Srimad Bhaktisiddhanta Sarasvati Prabhupada) Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada

DIRETTORE RESPONSABILE:
Ali Krsna dasi (Alida D’Ambrosio)
DIRETTORE: Nagaraja dasa
EDIZIONE ITALIANA
E AMMINISTRAZIONE: Nimai Pandita dasa
TRADUZIONI: Purandara Misra dasa e Sri Saci dasi,
ABBONAMENTI: Visnupriya dasi

Per informazioni sulle spedizioni contattare:
Confederazione Nazionale delle Associazioni per la Coscienza di Krishna - strada Bonazza, 11
50028 Tavarnelle Val di Pesa (FI)
Tel. 0558076414 - Fax 0558076630
E-mail: nimaipandit@bbtitalia.191.it

NOMI SPIRITUALI: I membri dell’Associazione Internazionale per la Coscienza di Krsna ricevono uno dei nomi di Sri Krsna o di un Suo devoto, seguito dal suffisso dasa al maschile e dasi al femminile che significa servitore o servitrice. Per esempio, il nome Krsna dasa significa servitore di Krsna.

VALORE DELLA RIVISTA: Valore a copia Euro 3,00. Le donazioni per ricevere la rivista devono essere versate sul C.C.P. n. 42036004, intestato a: “Confederazione Nazionale delle Associazioni per la Coscienza di Krishna”, strada Bonazza 11, 50028 Tavarnelle Val di Pesa (FI).
© Associazione Ritorno a Krishna - Tutti i diritti riservati - Ritorno a Krishna - Pubblicazione registrata presso il Tribunale di Milano N° 199 del 13/3/1989 - Vol. 20, N.1
Gennaio/Febbraio 2008
Stampa: La Zincografica, Firenze.
Sped. Abb. Post. Comma 20 C Legge 662/96 Filiale FI


BENVENUTO
In questo numero, Satyaraja Dasa mostra che i concetti occidentali del monoteismo, del panteismo e del panenteismo riflettono gli insegnamenti della Bhagavad-gita, che è in molti modi un sommario del pensiero vedico. Oltre alla profonda tradizione teologica, un altro dei suoi venerabili aspetti è la protezione delle mucche dal maltrattamento e dal mattatoio. In questo numero, troviamo un rapporto della Conferenza Mondiale sulla Mucca, tenuta in India l’anno scorso. Alcuni devoti Hare Krsna vi hanno aprtecipato ed hanno appreso di più sul valore dei sottoprodotti della mucca.
In un altro posto in India, Sitarama Dasa, originario del Sud Africa, ci racconta come ha trovato una rinnovata attrazione per Krsna ed un posto congeniale per servire il Signore: il nuovo tempio ISKCON ad Ujjain.
Servire Krsna, come Srila Prabhupada insegna in questo numero, è l’essenza della nostra eterna identità spirituale. Tutto quello che facciamo nella nostra vita dovrebbe essere in linea con ciò che noi realmente siamo. Uno dei migliori modi per servire Krsna è il canto dei Suoi nomi per servire Krsna è il canto dei Suoi nomi. Bir Krsna Swami suggerisce come possiamo entrare pià in profondità nel nostro canto.
Possiamo anche servire il Signore nella Sua


LEZIONE DEL FONDATORE

IL NOSTRO UNICO DOVERE

Krsna ci insegna a tornare da Lui e pertanto tutto ciò che facciamo in questa vita dovrebbe essere diretto ad ottenere questo risultato.

Di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada
Fondatore-Acarya dell’Associazione Internaizonale per la Coscienza di Krishna

arjuna uvaca kim tad brahma kim adhyatmam kim karma purusottama adhibhutam ca kim proktam adhidaivam kim ucyate

“Arjuna chiese: O mio Signore, o Persona Suprema, che cos’è il Brahman? Che cos’è il sé? Che cosa sono le attività interessate? Che cos’è questa manifestazione materiale? E chi sono gli esseri celesti? Ti prego, spiegamelo.” – Bhagavad-gita 8.1

Questi sono gli aspetti della conoscenza. All’inizio Arjuna chiede, kim brahma: “Che cos’è il Brahman?” Brahman significa il più grande. È già il più grande, ma continua a crescere. Questo è brahman. Per esempio, questo universo è già immenso, ma sta crescendo. La scienza moderna dice che l’universo sta crescendo. Nella nostra filosofia Vaisnava, “il più grande” significa Krishna, perché Egli è il più ricco, il più forte, il più saggio, il più bello. Sotto tutti questi aspetti Egli è il più grande. Se un uomo è molto ricco, nella società è considerato il più grande, ma nessuno può possedere tutte le ricchezze del mondo. Solo Krishna lo può. Krishna possiede tutte le ricchezze del mondo. Sarva-loka-mahesvaram [Bhagavad-gita 5.29]. Krishna dice: “Io sono il mahesvaram, il proprietario supremo di tutti i pianeti.” In verità Krishna è Parabrahman; Egli non solo è Brahman, ma anche Parabrahman, il Brahman Supremo. Questo è accettato dalle autorità spirituali. Kim adhyatmam. Atma significa il corpo, il sé o la mente. Arjuna però chiede: “Qual è il vero significato di atma?” Atma significa l’anima. Voi siete atma ed io sono atma. Ciascuno di noi è una minuscola particella che fa parte di Krishna. Kim karma. Karma significa attività. Siamo sul piano materiale. L’attività è necessaria nel mondo materiale, dove senza attività non si ottiene niente. Qui si deve tenere insieme l’anima e il corpo e pertanto è necessario lavorare. Le attività possono essere molteplici, ma una persona deve lavorare. Si può agire come brahmana, come ksatriya o come vaisya o sudra. A Vaikhunthaloka, nel mondo spirituale, si può vivere eternamente senza lavorare, senza alcun sforzo. Vaikhuntha significa “senza ansietà”. Qui invece siamo pieni di ansia. Purusottama. Arjuna si rivolge a Krishna chiamandoLo Purusottama – uttama-purusa. Ci sono tre tipi di purusa. Purusa indica il maschio o colui che gode. Uttama-purusa, madhyama-purusa, adhama-purusa. Adhama indica il più basso. Anche noi siamo purusa o quanto meno abbiamo assunto la posizione di purusa per godere nel mondo materiale. Noi però siamo adhamapurusa. Di nuovo, adhama indica il livello più basso. Non possiamo godere indipendentemente. Abbiamo bisogno di molte circostanze favorevoli. Per esempio senza la luce del sole non possiamo vedere, ma molto orgogliosi della nostra vista, diciamo: “Puoi mostrarmi Dio?” Ebbene, pensate di poter vedere Dio? Senza la luce del sole non potete vedere e tuttavia siete così orgogliosi della vostra vista. Krishna è il Purusottama, l’uttamapurusa. L’Anima Suprema che è in una posizione intermedia tra Krishna e noi, è il madhyama-purusa. Adhibhutam: i cinque elementi che compongono la materia. Arjuna desiderava sapere tutto da Krishna perché Lo aveva accettato come suo autorevole maestro spirituale. Se non si accetta che qualcuno sia adatto ad essere la nostra autorità, non si può avere un maestro spirituale. Si deve essere pienamente soddisfatti dalle autorevoli affermazioni del maestro spirituale. Non si può discutere. Questo è il principio dell’autorità. Adhidaivam: gli esseri celesti. Gli esseri celesti controllano gli affari che riguardano l’universo. Per la pioggia è responsabile l’essere celeste conosciuto come Indra. Per il calore e la luce, l’essere celeste incaricato è Suryadeva. Candradeva, il deva della luna, è responsabile della crescita dei vegetali. Tutti questi esseri celesti sono stati potenziati da Dio, la Persona Suprema, di cui sono rappresentanti. Ci sono trentatre crore di esseri celesti [un crore=dieci milioni], che controllano anche le nostre attività. Ora il verso 8.2: adhiyajnah katham ko ’tra dehe ’smin madhusudana prayana-kale ca katham jneyo ’si niyatatmabhih Adhiyajnam. Adhiyajna è Dio, la Persona Suprema, Narayana o Visnu. Katham ko ’tra dehe ’smin madhusudana: “Dove vive nel corpo Adhiyajna, l’Anima Suprema?” Prayana-kale ca katham jneyo ’si niyatatmabhih: “Come possono meditare su di Te gli yogi o i devoti al momento della morte?” sri-bhagavan uvaca aksaram brahma paramam svabhavo ’dhyatmam ucyate bhuta-bhavodbhava-karo visargah karma-samjnitah adhibhutam ksaro bhavah purusas cadhidaivatam adhiyajno ’ham evatra dehe deha-bhritam vara “Dio, la Persona Suprema, disse: L’essere vivente, indistruttibile e trascendentale, è chiamato Brahman, e la sua natura eterna è chiamata adhyatma, il sé. L’insieme delle azioni che determinano i corpi di cui l’essere si rivestirà è chiamato karma, ossia attività interessata. “O migliore tra gli esseri incarnati, la natura fisica, che è in perenne mutamento, è definita adhibhuta [manifestazione materiale]. La forma universale del Signore, che include tutti gli esseri celesti, come il deva del sole e quello della luna, è definita adhidaiva e Io, il Signore Sovrano, che abito nel cuore di ogni essere come Anima Suprema, sono definito adhiyajna [il Signore del sacrificio].” [Bg. 8.3-4]



Ricordare Krishna al Momento della Morte

Dopo aver spiegato tutti questi termini – adhibhutam, adhiyajnam, l’Anima Suprema, la creazione materiale e Purusottama – Krishna dice [Bg. 8.5]:

anta-kale ca mam eva smaran muktva kalevaram yah prayati sa mad-bhavam yati nasty atra samsayah

Questo è lo scopo ultimo della coscienza di Krishna. Anta-kale: “al momento della morte,” “alla fine della vita”; ca mam: “di Me”; eva: “certamente”; smaran: “ricordando”. L’adorazione delle divinità ha questo scopo particolare. Se continuate a adorare le divinità di Radha e Krishna, spontaneamente vi abituerete a pensare sempre a Radha-Krishna nel vostro cuore. Questa pratica è necessaria. Anta-kale ca mam eva smaran muktva. Chi ricorda Krishna al momento della morte ottiene la mukti. Mukti significa non prendere più corpi materiali. Ora noi siamo condizionati dai nostri corpi materiali. Nel mondo materiale cambiamo un corpo dopo l’altro, ma non abbiamo la liberazione, non c’è la liberazione. La mukti non si ottiene semplicemente cambiando corpo. Mukti significa cambiare questo corpo e non accettare più corpi materiali rimanendo nel nostro corpo spirituale. E’ come guarire da una malattia e ottenere di nuovo il nostro corpo originale pieno di salute. Non è vero che la mukti significhi diventare privi di forma. No. Ancora lo stesso esempio: se soffrite per la febbre, guarire da essa non significa diventare privi di forma. Perché dovreste perdere la vostra forma? Essa c’è ancora ma non è più disturbata dalla febbre. Allo stesso modo un serpente lascia la sua pelle vecchia ma rimane nel corpo, lascia la copertura esterna che gli è cresciuta addosso. Io ho già il mio corpo originale, ma esso è coperto da questo cappotto materiale che costituisce questo corpo. Quando non c’è più una copertura materiale allora c’è la mukti. Questo si ottiene quando si torna da Krishna, si torna a casa da Dio. In quel momento non si diventa privi di forma; la forma rimane. Come io ho la mia forma individuale, così Krishna ha la Sua. Nityo nityanam cetanas cetananam [Katha Upanisad 2.2.13]: Krishna è il sovrano di tutti gli esseri viventi. Si può ottenere la mukti se si è in grado di ricordare Krishna al momento della morte. Questo è possibile. Se siamo abituati a pensare sempre a Krishna, al momento della morte penseremo a Lui spontaneamente. Se siamo così fortunati da pensare a Krishna – alla Sua forma – allora ci libereremo dalla materia. Non più corpi materiali. Questa è la coscienza di Krishna, che dobbiamo praticare.


Senza Dubbio Torneremo da Krishna

Qui si dice, yah prayati sa mad-bhavam yati. Mad-bhavam indica la natura spirituale o il mondo spirituale. Questo mondo è anch’esso di Krishna, ma non è il mondo spirituale. E’ il mondo materiale. Abbiamo già spiegato che Krishna ha due energie, una materiale ed una spirituale. Il mondo materiale è la manifestazione dell’energia materiale di Krishna. Egli possiede anche un mondo spirituale, perché anche l’energia spirituale fa parte delle Sue energie. Poiché Krishna resta sempre nel mondo spirituale, Egli dice mad-bhavam, “La Mia natura spirituale.” Questo metodo è semplice. Yati: “Egli torna da Dio.” Na asti atra samsayah: “Non dubitate di questo.” Se avete scelto Krishna come autorità suprema ed Egli dice di non dubitare di questo, allora perché dovreste essere dubbiosi? Perché non vi fidate di Krishna? Questo è il metodo: cantate Hare Krishna e ricordate sempre Krishna. La morte può sopraggiungere ad ogni momento. Non c’è garanzia di morire solo tra molto tempo. Si può morire ad ogni istante. Non c’è nessuna certezza sul momento della morte; quello che è certo è che si deve morire. Questo è certo. Perciò dobbiamo essere sempre pronti a morire. Un devoto non teme la morte.


La Morte Può Sopraggiungere in Ogni Momento

Al giorno d’oggi morire è molto facile. Usiamo macchine, aeroplani, navi e altri mezzi di trasporto e in ogni istante c’è il pericolo che possa capitare un incidente. Perciò dobbiamo essere sempre preparati a morire. Non c’è nessuna certezza: “Non sono ancora abbastanza vecchio. Non ho ancora ottanta o novanta anni. Perché dovrei morire?” No. Puoi avere venti anni, venticinque anni, puoi essere anche più giovane, la morte è certa e può venire ad ogni istante. Quindi il nostro unico dovere è pensare a Krishna, Purusottama, in modo tale che in qualsiasi momento moriamo otterremo la salvezza spirituale. Questo è il nostro unico dovere. Non abbiamo altro dovere se non quello di ricordare Krishna ventiquattro ore al giorno. Questo è il metodo più elevato della perfezione dello yoga. Yoginam api sarvesam mad-gatenantar-atmana [Bg. 6.47]: “Il più elevato degli yogi è colui che pensa sempre a Me.” Il maha-mantra Hare Krishna è così bello che non appena tu canti Hare Krishna, ti ricordi di Krishna. Continua a cantare e così ricorderai. Se viene la morte mentre canto e mi ricordo di Krishna, cosa ho da temere? Sto andando da Krishna, torno a casa, a casa da Dio. È meraviglioso. Siate sempre impegnati nella coscienza di Krishna. Cantate il mantra Hare Krishna. Non avrete niente da temere in questa vita e ritornerete a casa, da Dio. È una cosa meravigliosa. Vi ringrazio moltissimo.


Che cos’è il Movimento Hare Krishna?

Fondata nel 1966 da Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada, l’Associazione Internazionale per la Coscienza di Krishna (ISKCON) porta avanti un0antica tradizione che trae le sue radici dalla Bhagavad-gita, gli insegnamenti che Krsna enunciò alcuni millenni fa. La Gita e le altre scritture Vediche dichiarano che Krsna è la Persona Originale. Dio stesso, cha appare periodicamente in questo mondo per liberare tutti gli esseri viventi. Appena cinquecento anni fa. Krsna discese come Sri Caitanya Mahaprabhu per insegnare il più sublime ed efficace metodo di meditazione per i nostri giorni: il canto dei nomi di Dio, in particolare quelli che si trovano nel m,antra Hare Krsna.
Oggi i membri dell’ISKCON continuano il Movimento di Sri Caitanya distribuendo gli insegnamenti di Krsna ed il mantra Hare Krsna in tutto il mondo.



DEFINIRE IL DIVINO

– Oriente e Occidente Dipinto

I concetti su Dio esposti nella Bhagavad-gita contengono quelli delle altre tradizioni religiose e danno una piena rappresentazione della Verità Assoluta.
di Satyaraja Dasa

La Bhagavad-gita propone una visione panteistica di Dio”, egli disse con un tono autorevole da cui risultava chiara la fiducia in se stesso derivante da molti anni d’insegnamento. “L’immensa visvarupa – la forma universale di Krishna che include tutta la manifestazione materiale, ivi compreso il tempo – ci rivela molto sulla visione di Dio nella Gita.” Un suo amico, anch’egli un famoso studioso, sembrò dissentire. “La Gita va al di là del panteismo e ci indica come percepire Dio in ogni cosa. In particolare il decimo capitolo ci mostra Krishna come l’esemplare superlativo in settanta categorie e come Egli si manifesta nel mondo percepibile.” Anche un terzo collega espresse la sua ben meditata opinione: “In ultima analisi la Gita insegna la bhakti, la devozione a Krishna, Dio la Persona Suprema. In questo senso non differisce dalle grandi tradizioni monoteistiche occidentali. Penso che abbiate sbagliato entrambi.” Partecipavo al dibattito di una commissione durante la conferenza dell’Accademia Americana della Religione e, da quanto avevo sentito, notai che tutti e tre gli studiosi si esprimevano correttamente, ciascuno secondo la propria visione. Riflettendo attentamente sui loro punti di vista personali, ebbi una realizzazione: la Gita li contiene tutti! In occidente, i teologi tendono a parlare di Dio in tre modi, usando i termini panteismo, panenteismo e monoteismo con poche differenze tra di loro. Questo significa che la teologia occidentale parla di Dio (1) come impersonale, diffuso in tutto quello che vediamo ed oltre o come coincidente con la natura, (2) come esistente all’interno e all’esterno di ogni cosa o (3) come l’Essere Supremo, onnipotente, onnisciente e tutto il resto. Coloro che conoscono bene la Bhagavad-gita così com’è di Srila Prabhupada riconosceranno subito le relazioni tra questi tre concetti di Dio e il Brahman, il Paramatma e Bhagavan, i tre livelli della divinità presentati in modo più succinto nello Srimad-Bhagavatam (1.2.11): “I saggi trascendentalisti che conoscono la Verità Assoluta chiamano questa sostanza unica, al di là di ogni dualità, con i nomi di Brahman. Paramatma e Bhagavan.”


Panteismo e Brahman

Il panteismo viene compreso in vari modi tra loro collegati. Innanzitutto, il panteismo afferma che Dio e la natura sono la stessa cosa, dicendo che Egli esiste come tutto e che questo tutto è Dio. In greco, pan = tutto e theos = Dio. Secondo questo punto di vista, l’universo, ivi compresa tutta la materia e tutta l’energia, è un’entità metafisica che è aldilà della nostra percezione. Il “Dio” panteistico – sia impersonale che nonteistico (considerando il significato usuale di teismo) – è completamente immanente o molto vicino, se soltanto avessimo gli occhi per vederlo. Spesso la dottrina panteistica va oltre, individuando “un modo di credere per cui ogni entità esistente è soltanto un unico Essere e tutte le altre forme della realtà sono o modi (apparenze) di esso o con esso coincidenti.” Questa chiaramente è una definizione occidentale di Dio che rimanda al Brahman. I Veda definiscono il Brahman come un “divino” trascendente e impersonale. Il RIg Veda in particolare, in una preghiera nota come Purusa-sukta (10.90.4), ci dice che il Brahman, che qui ha una forma più personale, ha espanso una parte di Se stesso come mondo creato, dove Egli esiste senza forma o personalità, che ne costituiscano l’essenza. Forse questo costituisce il più antico riferimento al panteismo – anche se questa parola non viene usata – di ogni letteratura religiosa, orientale o occidentale. Nella Gita, si possono trovare tracce di panteismo (in particolare l’unità di Dio con l’universo) nel settimo capitolo, in cui Krishna Si identifica con varie realtà materiali: Egli è il gusto dell’acqua, la luce del sole e della luna, il suono dell’etere, la capacità dell’uomo e via dicendo. Un’analisi più attenta, però, rivela che queste sono manifestazioni della Sua energia e che Egli rimane completamente separato da loro. Tuttavia Egli afferma di essere, in un certo senso, tutto ciò che esiste (vasudevah sarvam iti), e il nono capitolo della Gita in pratica lo conferma. (Vedi i versi 4,5,6,16-18) Il Signore illustra nuovamente questa Sua natura onnipervadente nel capitolo decimo, dove Si identifica con il meglio di ogni cosa esistente. Egli è Siva, l’oceano, il leone, Garuda, l’Himalaya, la lettera A, il tempo eterno, Brahma, la verità stessa, la vittoria, l’avventura e via dicendo. Chiaramente però questo non è tutto ciò che è Krishna ed Egli così parla di Se stesso definendo tutto quello già detto ed ancora di più come “meramente indicativo” della Sua gloria (esa tuddesatah proktah, 10.40) e nient’altro che una scintilla del Suo splendore (mama tejo ’msa-sambhavan, 10-41). Una visione panteistica più definita è quella dell’undicesimo capitolo della Gita, dove il Signore rivela la Sua forma universale (visvarupa). Dettagli di questa forma appaiono nel secondo canto dello Srimad-Bhagavatam, in particolare nei capitoli primo e sesto. Qui apprendiamo che “la gigantesca manifestazione del mondo materiale fenomenico nella sua interezza è il corpo personale della Verità Assoluta …” (2.1.24), e che “la sfera dello spazio esterno costituisce le cavità dei Suoi occhi, e il globo oculare è il sole e la capacità di vedere. Le Sue ciglia sono il giorno e la notte e nei movimenti delle Sue sopracciglia risiedono il Signore Brahma ed altre personalità del suo livello.” (2.1.30) Il Bhagavatam continua in questa direzione dandoci un’approfondita meditazione sull’Assoluto, che consente ai praticanti di “vederLo” virtualmente nel mondo materiale. Il Bhagavatam (1.3.30) però è chiaro: “Il concetto della forma universale, virat, del Signore, così come appare in questo mondo, è immaginario; esso ha solo lo scopo di permettere agli spiritualisti neofiti o d’intelligenza inferiore di abituarsi all’idea che il Signore possiede una forma, ma in realtà il Signore non ha una forma materiale.” Quindi, la manifestazione universale del Supremo ha lo scopo di portare i neofiti da una comprensione impersonale dell’Assoluto ad un concetto del Signore come Persona e di aiutarli a rendersi conto che mentre Egli non ha una forma materiale, ne ha invece una spirituale. Poiché questa visione universale del Signore che uguaglia Dio al mondo fenomenico – cioè, come natura visibile con cui è completamente amalgamato o da essa inseparabile – è una forma di panteismo, c’è bisogno di procedere ulteriormente per comprendere la natura spirituale di Dio. Il panteista che non guarda oltre le complesse manifestazioni della materia può anche essere considerato un ateo perché ignora la loro sorgente personale supremamente attraente e trascendentale. Detto questo, una visione più ampia del panteismo si può trovare negli insegnamenti della Gita. Srila Prabhupada scrive: Al suo livello più alto, il panteismo proibisce allo studente ogni concezione impersonale della Verità Assoluta, ma estende la concezione della Verità Assoluta al campo della cosiddetta energia materiale. Ogni cosa creata all’interno della materia può essere messa in relazione con l’Assoluto mediante un atteggiamento di servizio, che costituisce il principio fondamentale dell’essere individuale. Il puro devoto del Signore conosce l’arte di ridare a ogni cosa la sua vera natura spirituale grazie al suo atteggiamento di servizio. Solo attraverso questa via devozionale la teoria panteista trova la sua perfezione. (Srimad-Bhagavatam 2.1.20, Spiegazione) Qui Prabhupada suggerisce che la visione panteistica può rappresentare uno stadio preliminare imperfetto che può portare ad una realizzazione della Verità Assoluta più matura e completa come qualcosa molto più grande di tutto ciò che può essere trovato nella natura materiale. Questo si relaziona con la visione Vaisnava che vede la realizzazione del Brahman come una concezione impersonale di Dio di livello inferiore.





Panenteismo e Paramatma

Mentre la Gita vede il panteismo come immaturo e incompleto, accetta più naturalmente una visione panenteistica in cui tutte le cose sono intrise della presenza di Dio e tutte le cose sono nello stesso tempo in Dio. In opposizione al panteismo che vede Dio come il tutto, il panenteismo vede Dio in tutto (pan = tutto, en =in e theos = Dio) o tutto in Dio. Il termine panenteismo è attribuito al filosofo tedesco Karl Christian Friedrick Krause (1781- 1832), che voleva conciliare monoteismo e panteismo. Da un punto di vista Vaisnava, il panenteismo presenta qualche aspetto salvifico. Per esempio, nel Bhagavatam (11.15.36) Krishna dice: “Esisto all’interno di ogni cosa come Anima Suprema e all’esterno di ogni cosa nel Mio aspetto onnipervadente.” La Gita (6.30) ci incoraggia a vedere tutto in Krishna e Krishna in tutto: yo mam pasyati sarvatra sarvam ca mayi pasyati. E la Brahma-samhita (5.35) afferma: “Tutti gli universi esistono in Lui [Krishna], ed Egli è presente nella Sua completezza in ogni atomo.” Chiaramente tutte queste sono affermazioni panenteistiche. Ora Dio per essere in ogni cosa deve essere più piccolo del più piccolo e perché ogni cosa possa essere in Lui, deve essere più grande del più grande. Inconcepibilmente Egli deve contemporaneamente essere entrambi. In effetti questo è proprio come Egli viene descritto in molti brani delle Scritture. La Katha Upanisad (1.2.20), per esempio ci dice che Dio è più piccolo del più piccolo e più grande del più grande (anor aniyan mahato mahiyan). La Gita ci dice che Dio è sia il più piccolo (anor aniyamsam, 8.9) sia il più grande (vibhum, 10.12) e ci rivela inoltre che tutti gli esseri sono in Krishna (mat-sthani-sarva-bhutani, 9.4). L’altro aspetto dello stesso concetto, che Dio è in tutto, ci porta a considerare il Paramatma. In questo caso il panenteismo può essere visto come l’equivalente occidentale della realizzazione del Paramatma, al cui interno si vede Krishna (o la Sua espansione Visnu) come onnipervadente – presente nel cuore di tutti gli esseri viventi e in ogni atomo. Questo è un aspetto più localizzato e più personale del Signore rispetto al concetto del Brahman panteistico, ma non tutto è così semplice. Ci sono differenze tra il panenteismo, come viene comunemente interpretato e il concetto Vaisnava di Paramatma. Mentre la similarità di “Dio in tutto” è presente in entrambe, Paramatma va oltre mettendo un “volto” al Dio panenteistico.
Il fattore critico qui è la forma. In particolare sia la Gita sia il Bhagavatam (2.2.9) si esprimono in modo dettagliato su come Visnu appare in ogni atomo: “Egli ha quattro braccia e tiene nelle mani un fiore di loto, una ruota di carro, una conchiglia e una mazza. La Sua bocca è raggiante di felicità e i Suoi occhi si aprono come petali di un fiore di loto. La Sua veste ornata di pietre preziose è dello stesso giallo zafferano del fiore kadamba. Egli porta anche degli orecchini e una corona scintillante.”
Inoltre mentre la visione panenteistica afferma che tutto è in Dio e qualche volta che Dio è in tutto, non è mai molto chiara la relazione tra Dio percepito nella natura e l’essere trascendentale che è la sorgente di tutto quello che vediamo. (3) Il Bhagavatam e la Gita ci danno un0idea di questa sorgente molto più sviluppata addirittura potremmo dire sofisticata. Questi versi Vaisnava ci dicono che Krsna è la radice di tutte el manifestazioni divine e che il Paramatma emana dalla sorgente originale, pienamente partecipe della Sua natura trascendentale. L’onnipotente Persona Suprema può riprodurre la Sua essenzialità manifestandosi in “forma personale diffusa di Se stesso”, come il Paramatma viene descritto da Prabhupada. Perciò per offrire una terminologia nuova alla tradizione occidentale, chiameremo la teologia del Paramatma come “Estensione personale”. Questo differisce sia dal punto di vista per cui Dio è in un certo senso identico con tutto quello che esiste (panteismo) sia da quello per cui Egli è presente a livello impersonale all’interno di tutto ciò che vediamo (parenteismo).
Questo però non è ancora un vero e proprio monoteismo.


Monoteismo e Bhagavan

Quando gli eruditi parlano delle “tre grandi tradizioni” monoteistiche”, in generale essi non parlano del Vaisnavismo o della tradizione della Bhagavad-gita. Parlano invece dell’ebraismo, del cristianesimo e dell’Islam. Basterebbe però che guardassero appena sotto la superficie per trovare forse la più antica tradizione monoteistica.
Giustamente, si deve essere prudenti quando si applicano i termini di un insieme di tradizione religiose ad un altro insieme caratterizzato da una sua propria storia, da proprie comprensioni e da propri modi d’intendere la spiritualità. Le persone che s’identificano con la tradizione giudaico-cristiana hanno nella mente idee molto particolari quando si riferiscono al monoteismo e questo è degno di rispetto. Lo stesso va detto dei termini panteismo e parenteismo, ma, fatta questa premessa, il Dio della Gita è CHIARAMENTE L’Essere Supremo e il destinatario dell’adorazione monoteistica. Krsna viene descritto come Dio degli esseri celesti (10.15), l’origina di tutti gli altri esseri celesti (10.2), la persona primordiale (11.38), il Signore dei mondi (5.29), il creatore e il mantenitore di tutto (8.9) e via dicendo. Come Arjuna dice, nessuno è uguale a Lui o più grande di Lui (11.43).
In effetti la supremazia di Krsna è così evidente da chiedersi perché mai ci dovrebbero essere problemi a questo riguardo. Forse questo accade perché Egli viene confuso con altre divinità – esseri celesti o esseri specificatamente potenziati – che svolgono servizio di amministratori dell’universo. In verità questa è la ragione per cui molte forme di religioni indiane vengono spesso descritte come politeistiche o che comportano l’adorazione di molte divinità. Almeno per quanto riguarda la Gita però, questo tipo di accuse non sta in piedi. Anche se altre divinità possono esistere, la supremazia di Krsna è chiara.
Alcuni studiosi della Bibbia vorrebbero a questo punto contrastarci affermando che, poiché altre divinità vi sono quantomeno riconosciute. La religione della Gita non è un vero monoteismo nel senso tradizionale della parola. Dovremmo ricordare però che le antichissime tribù israelitiche praticavano la “monolatria” in opposizione ad un severo monoteismo: adoravano un Dio Supremo tra molti. Inoltre, come già affermato noi usiamo la parola monoteismo con cautela.
Si deve anche far rilevare che il monoteismo della Gita è diverso dagli atri, tento da meritarsi una propria terminologia. A questo proposito, Graham M. Scheweig, professore di studi religiosi alla Christopher Newport University della Virginia definisce il Vaisnavismo della Gita un “monoteismo polimorfico”, cioè una teologia che riconosce molte forme (annata-rupa), di un’unica, singola divinità. (4) Poiché si afferma che Dio ha molte forme, si può con leggerezza accusare questa tradizione di politeismo. Coloro che però comprendono bene questa tradizione sanno che essa si limita semplicemente a riconoscere la capacità di Dio di essere in molti posti con forme diverse contemporaneamente. Questo non significa affermare che tutte sono forme di Dio. La letteratura vedica definisce molto chiaramente quali sono le forme del Signore Supremo e solo esse sono da adorare.
La Gita stimola d’adorazione dell’unica Suprema Personalità di Dio, conosciuta come Ghagavan. (5) L’adorazione monoteistica di Bhagavan, adorato con amore come Krsna o Visnu, è però unica nella storia delle religioni, perché in essa si può davvero vedere o visualizzare il Signore che preghiamo. Se le scritture descrivono il Paramatma che si trova all’interno di ogni atomo, esse fanno molto di più per Krsna. Per i devoti le Sue numerose forme estatiche e le Sue attività di ogni giorno con i Suoi eterni associati nel mondo spirituale divengono familiari


Tre Aspetti della Stessa Verità

Sono d’accordo con i tre eruditi citati all’inizio di questo articolo e accetto i loro diversi punti di vista. Come il primo di questi studiosi con buone intenzioni, anch’io riconosco che la Gita propone un certo tipo di panteismo, cioè la presenza di Dio come dimensione metafisica della natura, ma mi affretterei ad aggiungere che il panteismo della Gita supera quello di cui sentiamo di solito parlare in occidente. Esso ci mostra che dietro il divino percepibile nel mondo naturale c’è una persona. Sono anche d’accordo che la Gita contiene una forma di panenteismo quando condivide con i suoi lettori l’immanenza di Dio e il modo in cui possiamo percepire questa immanenza nella nostra vita giorno dopo giorno. Infine, naturalmente, concordo più di tutti con il terzo studioso – che il definitivo insegnamento della Gita è la bhakti,la devozione a Dio, la Persona Suprema. Questa è la gloria suprema della Gita. Quello che mi trova dissenziente è il modo in cui i tre eruditi affrontano la singolarità della Gita. Essa ci offre differenti visioni di Dio, tutte legittime e ciascuna in grado di rivelare aspetti diversi del divino. Il fatto che uno di questi aspetti sia corretto non significa che gli altri siano sbagliati. Anzi la Gita si compiace della sua realtà dalle molte sfaccettature, portando i suoi lettori dal concetto fondamentale della Verità Assoluta fino a Krishna, Dio la Persona Suprema. Brahman, Paramatma e Bhagavan sono tre aspetti di questa stessa verità che si manifestano in modi diversi in base alla realizzazione e alla saggezza del praticante. Coloro che si avvicinano a Dio attraverso la conoscenza tendono a realizzare il Suo aspetto di eternità e questo al livello più elevato è la realizzazione del Brahman. Gli yogi e i mistici meditano sul Signore nel cuore e il punto più elevato di questa meditazione viene detta realizzazione del Paramatma. A questo livello una persona realizza non solo l’eternità ma anche lo scopo definitivo di tutta la conoscenza. Infine le ricerche teistiche più elevate e comprensive culminano nella devozione a Dio. Coloro che seguono questo metodo si concentrano su Bhagavan, la cui adorazione porta all’amore divino. Qui una persona raccoglie il beneficio di tutti gli altri metodi e al praticante viene offerto lo zenith non solo dell’eternità e della conoscenza, ma anche della felicità. Questo è ciò che di meglio possono offrire il panteismo, il panenteismo e il monoteismo.

Satyaraja Dasa, discepolo di Srila Prabhupada, collabora regolarmente con BTG. Ha scritto più di venti libri sulla coscienza di Krishna e vive vicino a New York City.

NOTE

(1) H.P. Owen. 1971. Concepts of Deity (London: Macmillan).
(2) Philip Clayton and Arthur Peacocke, ed. 2004. In Whom We Live and Move and Have Our Being: Panentheistic Reflections on God’s Presence in a Scientific World (Grand Rapid, MI. Eerdmans).
(3) Colui che vede “Dio come tutto” (panteismo può facilmente incorrere nell’errore comune di identificarsi con Dio, dato che ogni individuo è chiaramente parte del “tutto”. Allo stesso modo colui che vede “Dio in tutto” (panenteismo) può altrettanto facilmente vedere il divino in se stesso identificandosi erroneamente con Dio. Colui però che ha queste realizzazioni unite con la realizzazione di Bhagavan e adora Dio con una visione monoteista ha minori probabilità di cadere preda di questa erronea concezione.
(4) “Krishna, The Intimate Divinity” di Graham M. Schweig edito da Edwin F. Bryant e Maria L. Ekstrand del 2004. The Hare Krishna Movement: The Postcharismatic Fate of a Religious Transplant (New York: Columbia University Press), pag.18.
(5) In definitiva, come il dottor Schweig mette in evidenza, la tradizione può essere vista come bimonoteistica- polimorfica, visto che essa riconosce una doppia divinità maschile e femminile, la cui ultima manifestazione è Sri Sri Radha- Krishna. Vedi il suddetto testo a pag.19.



ISKCON Ujjain
Un Nuovo Tempio in un Antico Luogo Santo

Un estremista culturale sudafricano rinuncia alla sua retorica caustica trovando la pace in un nuovo tempio nel cuore dell’India.
di Sitarama Dasa

Recentemente, dopo una lunga interruzione, sono stato esortato da Sua Santità Bhakti Caru Swami, con cui avevo sviluppato una solida amicizia, a riprendere il mio percorso spirituale. Egli aveva aiutato la mia famiglia a spostarsi dal Sud-Africa al tempio ISKCON di Radha-Madana-Mohana, costruito solo un anno prima ad Ujjain nel Madhya Pradesh. Abbandonata la mia piacevole vita edonistica, mi sentivo pieno di trepidazione, d’incertezza e di paura. Erano trascorsi ventidue anni da quando avevo ricevuto l’iniziazione di discepolo. All’inizio degli anni ottanta ero stato il primo negro sud-africano a ritirarmi dalla lotta per l’apartheid e ad unirmi alla coscienza di Krishna, ben lontana dal vortice violento degli sconvolgimenti politici che fino ad allora aveva accompagnato la mia vita. Pieno di un odio violento per il regime dell’apartheid, fui così fortunato da incontrare sul mio cammino gli Hare Krishna grazie al dono di una Bhagavad-gita. Affascinato dalle qualità poetiche e spirituali delle sue rivelazioni, provai disgusto per i continui rituali di violenza – domestici, sociali, politici e perfino accademici – che accompagnavano la mia esistenza. Decisi di sbarcare dal mio Rastafarian, uno stile di vita da fumatore di ganja per dedicarmi alla ricerca di valori reali. Quest’avventura mi portò ad un programma per nuovi devoti dell’ISKCON dell’UK nelle Midlands inglesi, cui seguì l’iniziazione al Bhaktivedanta Manor e il servizio devozionale al tempio di Soho Street a Londra. Lasciai l’Associazione alla metà degli anni ottanta e m’impegnai nuovamente in attività artistiche in Sud Africa. In questo periodo mi sposai e divenni il terribile estremista iconoclasta culturale Zebulon Dread, famoso per la sua satira scioccante e diffamante della società. Pubblicai sei libri e dieci riviste malvagiamente infantili, dissacranti e oggetto di pubblico biasimo e mi esibii in pubblico con monologhi da me composti con il preciso scopo di vomitare un umore distruttivo sulla società. Dopo venti anni trascorsi come “grande sconvolgitore” ne ebbi abbastanza e cambiai di nuovo barca. Questa volta, per un piano di Krishna, mi sono portato dietro un’intera famiglia.


Atterrato In India

Quando scendemmo dall’aeroplano alle due del mattino a Mumbai c’era un caldo appiccicoso, molto traffico e molta vita. Era la nostra prima volta in India e dovevamo prendere un treno per andare ad Ujjain, ma non avevamo idea di quello che ci aspettava. La persona che era stata incaricata di assisterci dimenticò di consegnarci i biglietti a Mumbai. Sorprendentemente nessuno dei controllori ci fece delle scenate. Furono tutti gentili e dopo non molto arrivò una telefonata che confermava i numeri della prenotazione dei nostri biglietti. La situazione quindi si risolse senza problemi. Il controllore che era stato gentile con noi fu felicissimo di ricevere del prasadam di Radha- Rasavihari, le divinità che presiedono il tempio ISKCON di Mumbai. Rimasi colpito dal modo tranquillo, calmo e accurato con cui tutta la faccenda si svolse. La mattina, dopo un viaggio che a causa dell’oscurità ci aveva permesso di avere solo una piccola idea della vita indiana, il treno si fermò all’ennesima stazione e, dopo aver guardato fuori verso quello che sembrava un tranquillo villaggio rurale, ci sedemmo di nuovo pensando che questa non poteva essere la nostra destinazione. Proprio allora un gentile e volenteroso compagno di viaggio con voce convulsa, ci disse che questo villaggio era proprio Ujjain e che avremmo dovuto sbrigarci. Molte mani collaborarono alla frenetica corsa per aiutarci a scendere velocemente. Il percorso attraverso le strade di Ujjain ci rivelò una realtà sorprendente. Le mucche stavano in piedi a ruminare in mezzo alla strada, negli attraversamenti le macchine s’incrociavano come piloti kamikaze giapponesi, un cammello, un elefante, un carro trainato da buoi e numerosi carretti a mano gareggiavano per farsi strada. Le mie figlie gridavano deliziosamente sorprese, attratte da quel caos pazzesco. Quando chiesi alla nostra guida, Laksminatha, se questo era normale, egli si mise semplicemente a ridere. C’era gente ovunque! Finalmente un enorme cartello annunciò l’ISKCON di Ujjain. Prima avevo fatto domande a Laksminatha sui numerosi templi che punteggiavano il panorama fuori della città. Egli aveva risposto che ad Ujjain ci sono molti templi del Signore Siva, ma questo è il luogo dove Krishna e Balarama avevano studiato sessantaquattro materie in altrettanti giorni sotto la guida di Sandipani Muni, il cui ashram è tutt’oggi un luogo santo visitato da molte persone. Ujjain è la sede del complesso del Tempio di Mahakaleshwar, dove si adora una bella Siva-liêga ed è venerato come uno dei sette luoghi in cui Siva risiede eternamente come protettore di questi luoghi santi.



Il Kumbha Mela di Ujjain

Ujjain è considerata tradizionalmente come una delle sette città sacre dell’India e uno dei quattro luoghi su cui cadde il nettare eterno degli esseri celesti dopo una furiosa lotta con i demoni. Questo antico avvenimento ha dato ad Ujjain la rilevanza spirituale che caratterizza il Kumbha Mela, un festival che si svolge ogni dodici anni. Durante quel periodo la città è affollatissima, con milioni di pellegrini che arrivano da tutta l’India. Inoltre ad Ujjain, sulla riva del fiume sacro Shipra, c’è il Rama Ghat, venerato e adorato come il luogo dove il Signore Ramacandra fece il bagno in un’era precedente.


Un Nuovo Tempio Meraviglioso

In mezzo a questa ambientazione antica dove si ode il forte suono delle campane, c’è la costruzione più recente: l’attuale complesso del tempio di Sri Sri Radha- Madana-Mohana, un capolavoro di marmo. Rivestito dal marmo bianco di Marana, nel Rajasthan, che decora anche il Taj Mahal, si erge orgogliosamente come una testimonianza della determinazione dei devoti dell’ISKCON di continuare ad espandere la missione di Sri Caitanya Mahaprabhu. Impressionati dalla nobile discendenza del tempio, prendemmo con entusiasmo il darsana delle Loro Signorie Radha-Madana-Mohana, Krishna-Balarama e Gaura-Nitai (Caitanya Mahaprabhu e Nityananda Prabhu), che abbelliscono i troni di legno riccamente intagliati e ricoperti da una sfoglia d’oro, da cui, sotto una luce delicatamente dosata, emanano bagliori simili a frecce d’oro fuso. Dall’altare emana un fulgore che ci dà una sensazione di serenità e di accoglienza superiore a qualsiasi descrizione poetica. Ci informano che il rivestimento con la sfoglia d’oro è una procedura meticolosa che richiede moltissima pazienza, dedizione e devozione. Per la prima volta nella mia vita vedo il Signore Supremo dal colore nero bluastro delle nubi cariche di pioggia e immediatamente desidero di poter un giorno portarLo nel mio paese in Sud Africa. Tutti potevano ammirare la Sua forma a tre curve che meravigliosamente vestita danza per il divertimento della Sua eterna consorte, Srimati Radharani. In silenzio feci il voto che, se Egli mi avesse permesso di rimanere e di migliorare il mio carattere incorreggibile, un giorno avrei costruito per Lui un tempio meraviglioso e Lo avrei adorato come Sri Sri Radha-Syamasundara Africa- Isvara. Srimati Radharani emana un sorriso raggiante e seducente insieme ad un amabile sguardo affascinante. Le gopi Lalita e Visakha sono le compagne di Radha-Madana-Mohana. Vedendole arrossire di gioia, le mie figlie fin troppo emotive rimangono senza fiato per la gioia. L’altare è un universo spirituale pieno di colori accesi e l’aria ha il profumo di quella fragranza nota solo ai devoti che hanno abitato in un tempio e che rimane con te per tutta la vita. Appena la sentii, respirai profondamente e piansi in silenzio dopo esserne stato lontano per così tanto tempo. Guardando in alto, rimanemmo tutti attoniti alla vista dell’affresco che adorna il soffitto – uno splendido dipinto del Signore durante la Sua rasa-lila. Una maestria superlativa ha dato vita a questa danza innocente che scioglie il cuore dei trascendentalisti più elevati.


L’ispirazione Dietro alla Costruzione

Il tempio è ancora in corso di costruzione ma si erge come una testimonianza della determinazione dei devoti, ispirati dal loro leader, per terminare la costruzione principale entro un anno. Con solo un gruppo di giovani devoti con pochissima o nessuna esperienza di costruzioni, Bhakti Caru Swami cercava di persuadere, riprendeva, stimolava e ispirava la sua squadra per superare tutti gli ostacoli perché questa visione divenisse realtà. “Qualche volta mi chiedo come abbiamo fatto a costruire questo tempio in dieci mesi,” dichiarò Bhakti Caru Swami ad Avantika, la rivista del tempio. L’unico pensiero che mi viene in mente è che questo è accaduto per misericordia di Krishna. Ciò in realtà prova che se cerchiamo sinceramente di servire Krishna, Krishna ci aiuta e il risultato è che accadono tutti i generi di cose meravigliose.” Poco dopo il nostro arrivo, da Taiwan arrivò un gruppo di devoti. Essi incantarono Ujjain con il tintinnio dei loro strumenti e il contagioso entusiasmo unito all’umiltà propria dei Cinesi. Alla vista delle divinità, rimasero senza fiato e si riempirono gli occhi dei festosi abiti risplendenti che brillavano sul Signore luminoso. Vedere questi devoti richiamava fortemente il ricordo di Srila Prabhupada che aveva creato una casa in cui poteva vivere tutto il mondo. I membri del gruppo di Taiwan furono tra i primi visitatori a godere della guesthouse composta da ventotto stanze e completamente funzionante. Il ristorante Govinda, al pian terreno, sta lentamente ritagliandosi la sua risultato. Il tempio è diventato un nuovo luogo sacro di Ujjain, visitato da migliaia di persone che hanno trasformato questo luogo da una pianura polverosa in un’arena di feste. Essi rimangono meravigliati dai giardini ben curati, dai vivaci kirtana e si accalcano agli stand dei libri e ai chioschi dove si distribuisce il prasadam. Io ero contento di vedere che motociclisti e ciclisti di passaggio si fermavano, scendendo dal proprio mezzo per offrire i loro omaggi dalla strada mentre si recavano al lavoro quotidiano. Per Ujjain riavere Krishna e Balarama dopo cinquanta secoli è un miracolo che scioglie il cuore. Questa città famosa per le sue istituzioni educative e la sua cultura nicchia con un vitto vegetariano da gourmet in un ambiente santificato libero dall’onnipresente musica di Bollywood che inquina l’atmosfera ovunque si vada. All’ultimo piano un auditorio attende nuove idee per un teatro cosciente di Krishna e anche musica classica, danze tradizionali e conferenze su argomenti devozionali. In un edificio annesso c’è l’ashram dei brahmacari, con il pian terreno occupato dalla sala per il prasadam e dal complesso centrale degli uffici. Come la guesthouse anch’esso è rivestito di marmo bianco. Ad Ujjain c’è un grande apprezzamento per questo magnifico ha con orgoglio dato il benvenuto a questo nuovo arrivato che entra a far parte della sua splendente storia spirituale. Le persone che non hanno mai visto prima un’adorazione così opulenta ne rimangono intimorite. Qualche volta mi piacerebbe capire quello che dicono gli abitanti dei villaggi nel loro modo animato e espansivo di esprimersi. Ad ogni arati della sera il tempio è una moltitudine di esseri umani in movimento quando Sri Krishna, con una lenta gradualità devozionale, li fa rivolgere verso la verità Suprema che è Egli Stesso. Io penso che il Signore Siva, il più grande devoto, debba essere molto felice.


Sentirsi a Casa

Mentre la nostra vita spirituale comincia a prendere forma, la mia famiglia ed io assorbiamo molti elementi particolari della cultura Vaisnava. In un angolo, posto nella parte nord-occidentale del tempio, in un giardino di Tulasi crescono dei bei cespugli le cui foglie vengono usate nelle cerimonie devozionali quotidiane. È un angolo per la meditazione su Vrindavana. Accanto, un piccolo recinto per mucche prelude a quello che diverrà un programma di successo per la protezione delle mucche. Le mie figlie strillarono per la gioia di poter assistere alla nascita di due vitellini. Incantate da questa vita mistica, cantano in continuazione le numerose nuove canzoni che entrano nei loro cuori. Io non ho mai permesso loro di entrare nel sistema scolastico pubblico. Esse non sono contaminate dalla moderna cultura popolare. Molti grandi progetti costellano il futuro di Ujjain dell’ISKCON, alcuni dei quali stanno già prendendo forma. Un progetto per il pasto di mezzogiorno sta entrando in funzione con lo scopo di nutrire 21.000 scolari con un pasto nutriente al giorno. Un progetto per la realizzazione di murti fornisce le divinità di Prabhupada a tutto il mondo. Un centro IT e uno studio per fare film sono in programma ed inoltre è stata acquistata la terra per costruirvi una scuola elementare. “Questo è solo l’inizio” dice Bhakti Caru Swami. “Siamo venuti qui per fare qualcosa di così meraviglioso che tutto il mondo guarderà con ammirazione e riconoscerà la grandezza dell’India. Noi perciò invitiamo tutti a venire e ad unirsi a noi per compiere questa gloriosa missione.”


DEVOTI HARE KRSNA
Un Servizio Esemplare in un’Umile Casa
In una piccolissima casa di una sola stanza, una famiglia serve il Signore con un’opulenza apparentemente superiore ai suoi mezzi.
Intervista di Murari Gupta Dasa

Un sabato mattina alle 11.30 Vamsi Vihari Dasa, Vrajabasi Dasa, Ripin ed io arriviamo a Lalbagh, un quartiere di Mumbai. Siamo venuti per intervistare un devoto di nome Satish, dopo aver sentito parlare della sua devozione esemplare e di quella della sua famiglia. La sua piccolissima casa composta di una sola stanza è la loro abitazione e anche un tempio di Jagannatha, Baladeva e Subhadra. Sebbene sia un impiegato con un basso salario, egli stesso e altri cucinano regolarmente per le divinità una festa di prasadam composta da cinquantasei preparazioni, seguendo una tradizione centenaria di servizio al Signore Jagannatha a Puri. Mentre ci trovavamo davanti ad un edificio, cercando d’individuare la casa di Satish, il proprietario di un chiosco per la vendita del tè ci chiamò: “Ehi, voi Hare Krishna, girate a sinistra e andate dietro a questo edificio.” Stupefatti, ci guardammo l’un l’altro. Poi Ripin interpretando il sentimento di tutti, disse: “Sembra che il Signore Jagannatha qui sia molto famoso.” Passammo davanti ad alcuni edifici scoloriti ed entrammo in uno di essi. “Benvenuti!” Satish ci salutò e ci fece entrare nella sua casa di una sola stanza. In una stanza di circa tre metri per tre metri e sessanta lungo una parete c’è un grande ripiano su cui si trovano le divinità alte sessanta centimetri di Jagannatha, Baladeva e Subhadra Devi, ognuna delle quali è stupendamente decorata con ghirlande di fiori ed abiti sontuosi. Dietro di loro c’è una vista panoramica del tempio di Jagannatha a Puri. Alla nostra destra c’è una fila di fornelli sovrastata da un’attrezzatura per cucinare, disposta in ordine su una scaffalatura di metallo. A sinistra c’è un lungo tavolo su cui sono disposti i contenitori per le preparazioni. Sul pavimento due donne friggono delle verdure su una stufa e altre due cucinano su una mensola. Una bambina di cinque o sei anni lava una carota con le sue piccole mani e poi la passa a sua madre. Nonostante il faticoso lavoro per cucinare decine di preparazioni sui tre fornelli, l’atmosfera è calma e serena. Le devote cucinano tranquillamente mentre come sottofondo si sente un CD con un dolce kirtana degli Hare Krishna. La stanza è pulita e non c’è un fumo soffocante nonostante che ci sia solo una finestra e non si notino ventilatori. Scattiamo qualche fotografia e poi Satish ci porta nella casa di un altro devoto. Ci sediamo su stuoie di paglia e iniziamo l’intervista.

BTG: Per favore, raccontaci come sono arrivate qui le divinità. Satish: Nel 2003 andai a Jagannatha Puri per il festival del Rathayatra. Vidi queste divinità in un negozio fuori del tempio e immediatamente me ne innamorai, specialmente perché il volto di Jagannatha era esattamente uguale a quello di Jagannatha del tempio di Puri, ma non avevo abbastanza denaro per comprarle. Decisi di tornare a Mumbai e risparmiare il denaro per comprarle. Prima di partire rivolsi questa preghiera al Signore Jagannatha: “Per favore, rimani qui. L’anno prossimo tornerò certamente per prenderTi.” Promisi a Jagannatha, Baladeva e Subhadra che se fossero venuti nella mia casa, avrei offerto Loro regolarmente cinquantasei offerte di bhoga.[ Bhoga, che significa “piacere”, è il cibo che sarà goduto dal Signore.] Tornato a Mumbai per un anno cercai di raccogliere 9.000 rupie, la somma richiesta, e il mio amico Vaikuntha Dasa aggiunse quello che mancava. Nel gennaio del 2004 tornai a Puri, ma avevo dimenticato dove si trovasse il negozio. Cercai in vari negozi e vidi molte divinità, ma non quelle che volevo. Sconsolato, cominciai a camminare senza meta, quando all’improvviso davanti ai miei occhi apparve lo stesso vecchio negozio. C’erano le stesse divinità di Jagannatha, nello stesso posto dove le avevo viste un anno prima. Solo un po’ di polvere in più si era posata su di Loro. Immediatamente entrai nel negozio, discussi sul prezzo e le ebbi per 8.000 rupie. La mia famiglia accolse il Signore a cuore aperto. Mia madre e mio padre erano molto felici. Quando Jagannathaji arrivò i vicini Gli dettero il benvenuto con una pioggia di fiori. All’inizio, dove attualmente vedete l’altare c’era un letto. Togliemmo il letto e costruimmo un ripiano per le Loro Signorie.
BTG: Perché provi un’attrazione così speciale per queste divinità?
Satish: Durante il Rathayatra a Puri nel 2003 mi accadde qualcosa di sorprendente. Quando mi arrampicai sul ratha [carro] di Jagannathaji, com’è uso, c’erano così tante persone che non riuscivo a vederLo. Improvvisamente la folla si aprì e qualcuno da dietro mi dette una spinta. Atterrai proprio sopra il Signore Jagannatha. Le mie mani caddero sul Suo volto e poi di aprirono in un abbraccio. Rimasi a lungo faccia a faccia con il Signore e potei vedere molto da vicino le sue fattezze. Toccai il suo naso. Era così morbido che mi chiesi: “Dicono che Egli sia fatto di legno, ma come può il legno essere così morbido?” Così, quando vidi queste divinità, me ne sentii immediatamente attratto poiché somigliavano esattamente alle divinità del tempio di Puri.
BTG: Quando avete cominciato ad offrire cinquantasei preparazioni di bhoga?
Satish: Nel 2004 abbiamo organizzato un Rathayatra nel quartiere ed ogni giorno per una settimana abbiamo offerto alle divinità cinquantasei preparazioni di bhoga. Dopo il Rathayatra decidemmo di offrirle Loro regolarmente. All’inizio stabilimmo di offrirle una volta al mese, ma successivamente si sono uniti a noi altri devoti per servire le Loro Signorie per cui ora lo facciamo una volta alla settimana.
BTG: Quanto costa la bhoga?
Satish: Circa 1.000 rupie alla settimana.
BTG: Scusa la domanda, ma qual è il tuo stipendio?
Satish: Seimila rupie al mese.
BTG: Come puoi permetterti di spendere così tanto per la bhoga? Satish: Tutto avviene per misericordia di Jagannatha. Le mie entrate sono aumentate da quando Egli è arrivato ed anche mio padre ha qualche entrata.
BTG: Come riesci a cavartela?
Satish: Tutto avviene per la misericordia di Jagannatha.Per esempio c’è un fruttivendolo da cui Vaikuntha Dasa era solito acquistare la verdura per l’offerta. Quando Vaikuntha gli parlò dell’offerta di cinquantasei preparazioni al Signore Jagannatha, venne a prendere il darsana di Jagannathaji e cominciò a darci la verdura gratis; sappi che non è un ricco commerciante di verdura ma possiede solo un piccolo chiosco. Il sabato facciamo una decorazione speciale con i fiori. Noi disegniamo gli abiti e un nostro vicino, che è sarto, li cuce gratuitamente. Jagannathaji impegna tutti al Suo servizio. Qualcuno annuncia: “ La bhoga è pronta. Per favore, venite per l’offerta.” Torniamo nella stanza. Di fronte al Signore ci sono grandi vassoi, ciotole, piatti e una pila di preparazioni una sopra l’altra. Dopo aver fatto l’offerta siamo dovuti uscire perché non vi era spazio. La madre di Satish e le altre donne che avevano preparato la bhoga ora si sono unite a noi. La madre di Satish è semplice e timida, una tradizionale donna di casa di mezza età del Maharashtra. Per persuaderla ad aprirsi con noi, sono stati necessari molti complimenti da parte di ciascuno di noi.
BTG: Come fate a cucinare in una cucina di questa dimensione? Suvarna Gandhi (madre di Satish): Il Signore Jagannatha accetta tutto quello che Gli si offre. Noi lavoriamo a gruppi. Il venerdì facciamo la spesa, laviamo e tagliamo la verdura, inoltre prepariamo le offerte solide come il laddu e altri dolci. Il sabato mattina alle 6.30 mettiamo su la pentola a pressione e cuociamo il riso, il dal, le patate e così via. Sarà presto l’ora di ritirare l’offerta, per cui noi terminiamo l’intervista.


La Grande Festa

Satish indica l’unica finestra della sua casa. “Molte persone, quando vanno al lavoro, prendono il darsana del Signore attraverso questa finestra.” Indica poi una casa esattamente opposta alla porta di casa sua. “Ci viveva un ubriacone. Ora ha smesso di bere e ogni giorno dalla sua casa offre l’arati al Signore Jagannatha.” Entriamo nella stanza. C’è posto solo per quattro o cinque persone sedute ad onorare il prasadam. Ci sediamo con il primo gruppo. La cosa più sorprendente è che dopo tutta la dura fatica di un giorno intero, la madre di Satish non è interessata ad onorare il prasadam o a riposarsi: è invece entusiasta di servire il prasadam. Essa impersona perfettamente l’attitudine di servizio di una vera Vaisnava. Anche se noi rifiutiamo, con affetto ci serve abbondantemente molte preparazioni. E che festa! Ci sono più di dieci tipi di verdure crude o cucinate col curry, quindici varietà di dolci, numerosi tipi di antipasti e di riso, raitas, chutneys, dahibhallas, bhel, dals, chapatis, parathas,papads, sottaceti e molte altre cose. Dopo aver servito il prasadam, la madre di Satish prepara per noi tre borse piene di prasadam asciutto da portare ai devoti del tempio di Chowpatty. Siamo profondamente commossi e grati. Vedendo come questi devoti hanno impegnato la loro mente, il loro corpo, la loro anima e tutte le loro risorse al servizio del Signore, ci sentiamo di dover offrire i nostri omaggi ai loro piedi. Vedere la loro arresa disinteressata e la loro devozione per il Signore Jagannatha ci fa sentire degli atei. Quale migliore esempio della misericordia che il Signore Supremo può dare se non la Sua incarnazione come divinità? Egli viene personalmente nella forma della divinità rendendosi facilmente accessibile ai Suoi devoti perché possano eseguire il loro servizio devozionale. E non ha bisogno di suntuose ambientazioni. EccoLo qui, in un piccolo angolo di Mumbai, in mezzo ad edifici fatiscenti, in una piccola casa composta di una sola stanza, che compie i Suoi divertimenti straordinari con gente apparentemente comune. Se il Signore non reciprocasse l’amore dei Suoi devoti, come potrebbero questi devoti continuare ad eseguire un servizio disinteressato in condizioni così difficili?

Postscriptum: Con i risparmi e con l’aiuto di donazioni, Satish ha acquistato la casa adiacente alla sua e si sono spostati là, lasciando che la vecchia casa serva solo come tempio, con l’aria condizionata. I devoti hanno incrementato il loro servizio alle divinità e ora ogni giorno Le vestono e fanno un kirtana prima che le Loro Signorie siano messe a riposare per la notte.

Murari Gupta Dasa fa parte del gruppo editoriale di BTG in hindi e in inglese per l’India. Presta servizio al tempio di Chowpatty (Mumbai) e insegna la coscienza di Krishna agli studenti di college di Mumbai.

“Quando vidi queste divinità me ne sentii immediatamente attratto perché erano Satish (sopra) conta i mantra sulle dita mentre offre il cibo alle divinità della sua famiglia (nella pagina accanto, da destra): Jagannatha, Subhadra e Baladeva. A destra, Sunita Kalbhor (con gli occhiali) e Sarda Kadam preparano alcuni dei cinquantasei piatti regolarmente offerti alle divinità per un pasto.



GUSTARE IL NETARE DEI NOMI DI KRSNA

Suggerimenti per migliorare il nostro canto ed acquisire un vero gusto per i santi nomi.
di Bir Krishna Swami

I nomi di Krishna sono il ricettacolo di tutta la felicità e della più grande ricchezza. Se cantiamo in modo appropriato, non saremo soggetti alle sofferenze materiali, ma sperimenteremo quello che un materialista potrebbe scambiare per una sofferenza: l’intensa gioia spirituale dovuta alla separazione da Krishna. Poiché quella gioia proviene dal canto eseguito in modo appropriato, potremmo chiederci come possiamo cantare con attenzione e concentrazione anche se non siamo ancora puri devoti di Krishna. Come possiamo controllare la mente? Come possiamo evitare di pensare a milioni di altre cose oltre che ai nomi di Krishna? Cantare in modo appropriato richiede pratica e il primo passo è avvicinarci alla pratica in maniera positiva. Se ci avviciniamo ai santi nomi in modo sbagliato, spesso pensiamo di più a quello che non dovremmo fare che a quello che dovremmo fare. Si dice: “Non si fa nulla pensando troppo a ciò che non si deve fare.” Pertanto invece di pensare: “Ora devo controllare la mente e non pensare ad altre cose,” possiamo pensare, “Ora mi concentrerò sui nomi di Krishna, che sono identici a Lui. Concentrandomi sui Suoi santi nomi, Krishna mi darà piena intelligenza per amarLo sempre di più.” Oltre che ad un modo positivo di pensare, ci sono altri metodi per restare concentrati sui nomi di Krishna. Generalmente cantiamo in due modi diversi: nei kirtana o canto in gruppo e con il japa o canto individuale sottovoce. Possiamo affrontarli entrambi in modi diversi. Nei kirtana bisogna rivolgere la nostra attenzione ai santi nomi indipendentemente dalla qualità musicale del kirtana. Per esempio, ero solito sentirmi irritato quando la persona che cantava stonava o aveva una brutta voce o non riusciva a tenere il tempo. A volte mi sembrava di essere circondato da persone che s’impegnavano a sbagliare. Altre volte mi sono trovato in posti dove quasi tutti sembravano completamente privi di capacità musicali. In questo modo ho realizzato che Krishna aveva organizzato queste situazioni perché potessi apprezzare i Suoi nomi.


Due Livelli di Gusto

Ruci, lo stadio in cui si gusta intensamente il santo nome, ha due livelli. Al primo, una persona gusta il kirtana solo quando colui che lo guida è un esperto cantante e gli strumenti sono tutti ben accordati e suonati da esperti. Al secondo livello, una persona gusta veramente il kirtana indipendentemente dal fatto che la persona che lo guida o lo accompagna sia un buon musicista purché il nome sia cantato da devoti che seguono seriamente il metodo del servizio d’amore a Krishna. Si dice che il guru di Prabhupada, Srila Bhaktisiddhanta Sarasvati Thakura, facesse a volte condurre il kirtana da colui che cantava peggio proprio per stimolare i devoti a raggiungere il livello superiore. Così ho realizzato che per la grazia del mio maestro spirituale, Srila Prabhupada e del mio nonno spirituale, Srila Bhaktisiddhanta Sarasvati Thakura, sono stato spinto ad arrivare ad un più alto livello di apprezzamento dei santi nomi. Alla fine mi sono arreso, avendo compreso che l’accompagnamento musicale è solo il veicolo che trasporta i santi nomi e che non dovevo essere attaccato ad esso. Dovevo essere attaccato al passeggero che è nel veicolo: Krishna nella forma dei Suoi nomi. Perciò praticando sono diventato capace di concentrarmi sui santi nomi – Hare Krishna, Hare Krishna, Krishna Krishna, Hare Hare/ Hare Rama, Hare Rama, Rama Rama, Hare Hare – indipendentemente dalle qualità musicali delle persone che eseguono il kirtana. Quando diventai capace di questo, cominciai a gustare tutti i kirtana. Si può scoprire che i santi nomi sono meravigliosi. I devoti che gustano veramente i santi nomi, sentono che non ne avranno mai abbastanza. Come scrive Srila Rupa Gosvami, il devoto pregherà di avere milioni di lingue e milioni di orecchi con cui cantare ed ascoltare. Il mio precedente attaccamento al mezzo era quello di una persona a cui importa più del piatto che del prasadam, cibo spirituale in esso contenuto. Immaginate di rifiutare un delizioso prasadam perché viene servito su un piatto di foglie anziché su un piatto d’argento. Sarebbe una cosa priva di senso. Quando si partecipa ad un kirtana, si può solo ascoltare il maha-mantra e pensare al suo significato: stiamo chiedendo a Radha e Krishna di porci ai Loro piedi di loto; stiamo implorando la misericordia di Radha e Krishna. Se mi concentro sul fatto che sto chiedendo a Radha e Krishna di darmi la Loro misericordia ed altre qualità devozionali, allora il kirtana diventa una preghiera gioiosa indipendentemente dalla qualità dell’accompagnamento musicale. Dopo aver praticato per un po’ di tempo questo tipo d’ascolto, mi resta difficile comprendere chi dice qualcosa come: “È stato un kirtana estatico!” (che implica che altri kirtana non lo sono stati) o chi pensa di dover viaggiare per centinaia o migliaia di chilometri per gustare un “kirtana estatico”. Kirtana estatici ci sono per tutti ad ogni momento. Naturalmente quando presentiamo la coscienza di Krishna agli altri è importante che l’accompagnamento musicale sia di ottima qualità. Non dobbiamo cercare di imporre la comprensione più elevata a coloro che non sono pronti a fare questo avanzamento.


Concentrarsi Sul Canto

Col Japa Normalmente sedersi con la schiena dritta aiuta a concentrarsi sul santo nome durante la recitazione sul japa. Può anche essere d’aiuto sedersi su un cuscino incrociando le gambe sul pavimento. In questa posizione si può coscientemente rilassare ogni muscolo del corpo, cosicché l’unico impegno sia quello di prestare attenzione ai santi nomi. Con la mente rilassata ci si può concentrare sul suono dei nomi di Krishna. È molto utile essere consapevoli delle specifiche richieste rivolte a Radha e Krishna, com’è stato detto nella precedente sezione dedicata al kirtana. La richiesta a Radha e Krishna dovrebbe essere accompagnata da un intenso sentimento. Quando cantiamo dovremmo sempre avere un saêkalpa: un desiderio o uno scopo spirituale. A questo punto lasciamo che i santi nomi scorrano, senza forzature, senza lottare con la mente, semplicemente un canto sereno dei nomi di Krishna. Quando vi sedete per rilassare il corpo e cantare sul japa, disponete la mente in modo favorevole a concentrarsi sul suono. Se ripetete questo per qualche volta, la mente ubbidirà. Se c’è desiderio e comprensione appropriati la nostra mente spontaneamente si sentirà attratta dal santo nome e noi nuoteremo in un oceano di nettare. Non c’importerà di nient’altro e il tempo e lo spazio si dissolveranno. E’ importante essere attenti a non usare il proprio tempo dedicato al japa per qualche altra attività. Qualche devoto usa il tempo dedicato al japa nel tempio a socializzare o a prendere decisioni. Escluso situazioni d’emergenza io non interrompo mai il mio japa. Non vogliamo che il nostro tempo dedicato al japa costituisca una parentesi di socializzazione. Dovremmo applicare la stessa serietà che useremmo quando guidando un kirtana qualcuno pretendesse di parlarci. Sicuramente non interromperemmo il kirtana a meno che non si tratti di una vera emergenza. Si deve cantare ed ascoltare come insegna il Bhagavatam (2.3.10), tivrena bhakti-yogena yajeta purusam param: dobbiamo adorare il Signore con grande concentrazione. Un buon canto al mattino si prepara la sera prima. Ciò che facciamo di buono prima del sonno della notte influenza la nostra coscienza non solo durante il riposo ma anche nel giorno successivo specialmente al mattino. I Veda descrivono due livelli di sonno – Gennaio / febbraio 2008 • RITORNO A KRISHNA 33, uno inconscio e l’altro caratterizzato da sogni – che comportano differenti attività della mente. Per esempio, mentre dormiamo, elaboriamo (quello che riceviamo dal passato), prevediamo (attività attraverso avvenimenti che potremmo dover attraversare in futuro), eliminiamo (liberandoci da dati non necessari o non desiderati). Queste attività coinvolgono il livello del subconscio. Perciò, per esem
io, se i nostri pensieri sono assorti in qualcosa di buono prima che andiamo a dormire, noi elaboriamo questi pensieri durante la notte e questo influenza la nostra coscienza di quando ci alziamo al mattino. Molti anni fa, quando ero un adolescente, mio padre mi comprò una macchina con il cambio manuale che io non sapevo guidare. Ogni tentativo che feci fu privo di successo. Allora studiai i movimenti e la teoria che sono alla base del funzionamento del cambio di una macchina, meditai su di essi e li sognai. Il mattino successivo fui in grado di guidare perfettamente con un cambio manuale. Srila Prabhupada aveva capito bene questo principio. Questa è la ragione per cui raccomandava di seguire un programma devozionale alla sera e in particolare di leggere il suo libro Krishna: Dio, la Persona Suprema prima di andare a riposare. Se la sera prima di andare a riposare ti assorbi nella Krishna-katha (argomenti che riguardano Krishna), durante la notte la tua mente e il tuo cervello elaboreranno la Krishna-katha e con molta probabilità ti sveglierai pensando a Krishna e il tuo corpo sottile ne sarà purificato. Che modo meraviglioso per diventare coscienti di Krishna! Può succedere che la sera leggendo la Krishna-katha rimaniamo così eccitati dalla lettura dei divertimenti di Krishna che cominciamo a saltare nel letto senza riuscire a dormire. Questa, io la definisco un’occupazione rischiosa! Perciò si deve scegliere un tipo di Krishna-katha che favorisca la meditazione.


Cantare per risvegliarci

Come ci si dovrebbe svegliare al mattino? Di solito quando si svegliano le persone sono intontite, ma questo è meno probabile se la sera si è ascoltata la Krishna-katha. Tuttavia, in qualsiasi stato siamo al risveglio, possiamo immediatamente cominciare a cantare il maha-mantra a voce alta. Io canto anche quando sono in bagno. Spesso anzi sfrutto questa opportunità per provare nuove melodie per il kirtana. Qualche volta è così bello cantare che devo ricordare a me stesso che nella mattinata ho anche altre cose da fare oltre che cantare in casa mia da solo. Un’alternativa è ascoltare una lezione o un kirtana di Srila Prabhupada. È importante ascoltare una lezione o un kirtana solo da qualcuno che pratica il servizio devozionale. A questo dovremmo fare molta attenzione. Se ascoltiamo cantare o parlare qualcuno che pratica la coscienza di Krishna in modo non rigoroso, le influenze della natura materiale possono ricoprire la nostra coscienza. Il Padma Purana afferma: avaisnava-mukhodgirnam putam hari-kathamritam sravanam naiva kartavyam sarpocchistam yatha payah “Non si dovrebbe ascoltare niente che riguardi Krishna da una persona che non sia un Vaisnava. Il latte toccato dalle labbra di un serpente diventa velenoso. Allo stesso modo anche i discorsi su Krishna fatti da una persona che non è Vaisnava sono velenosi.” Pertanto i due suggerimenti dati precedentemente – cosa fare prima di andare a riposare e cosa fare al risveglio – preparano la mente a cantare il japa in modo appropriato. Avvicinarsi con cura ai santi nomi durante il kirtana e il japa, ci porterà a comprendere meglio quanto la vita spirituale possa essere semplice e sublime nello stesso tempo. Bir Krishna Swami, un guru dell’ISKCON, è un GBC responsabile delle Fiji e di alcuni paesi dell’Europa orientale e degli Stati Uniti meridionali. Vive nel centro ISKCON di Hillsborough nel North Carolina.


L’Esempio di Svayambhuva Manu
di Sua Divina Grazia A. C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada

Svayambhuva Manu godeva della vita di famiglia seguendo questi principi. È affermato qui che ogni mattino, all’alba, i musicisti cantavano e suonavano i loro strumenti per glorificare il Signore e l’imperatore, con la sua famiglia, era solito ascoltare il racconto dei divertimenti della Persona Suprema. Questa abitudine è ancor oggi mantenuta in India nell’ambito di alcune famiglie reali e nei templi. Musicisti di professione cantano e suonano lo sahnai finché la famiglia ancora addormentata si sveglia gradualmente in un’atmosfera molto piacevole. Anche all’ora del riposo i cantori intonano gli inni che glorificano i divertimenti del Signore con l’accompagnamento di sahnai, così i componenti della famiglia si addormentano a poco a poco ricordando le glorie del Signore. In ogni casa, la sera, si organizza inoltre la lettura dello Srimad- Bhagavatam; i componenti della famiglia si siedono, fanno un kirtana cantando Hare Krishna, ascoltano la Bhagavad-gita e i racconti dello Srimad-Bhagavatam e godono della musica prima di andare a riposare. L’atmosfera creata da questo movimento del saêkirtana occupa i loro cuori al punto che anche durante il sonno essi sognano le lodi e i canti alla gloria del Signore. In questo modo può essere raggiunta la perfezione della coscienza di Krishna. Come dimostra questo verso dello Srimad-Bhagavatam, queste sono pratiche molto antiche. Già milioni di anni fa Svayambhuva Manu sapeva trarre vantaggio da una vita famigliare tranquilla e prospera in un’atmosfera di coscienza di Krishna. –Srimad Bhagavatam 3.22.33, Spiegazione


CALENDARIO

Questo calendario è calcolato per la zona di Firenze. Le date, che derivano dal calendario lunare, possono variare per altre zone. Per ottenere el date esatte per la vostra area, collegatevi al sito www.krishna.com/calendar. Poiché il Movimento Hare Krsna si basa sulla linea disciplica di Sri Caitanya Mahaprabhu, il calendario include non solo date rilevanti per tutti i seguaci della tradizione Vedica, ma anche date riferite agli associati del Signore e a preminenti maestri spirituali della sua successione.

Mese di Narayana
(24 Dicembre – 22 Gennaio)

4 Gennaio – Saphala Ekadasi.
Digiuno di cereali e elgumi.
(Rompere il digiuno 7,49 – 1,52)

9 Gennaio – Anniversario dell’Apparizione di Srila Locana Dasa Thakura, un grande devoto di Krsna noto per le canzoni devozionali in Bengali.

11 Gennaio – Anniversario della scomparsa di Srila Jiva Gosvani, uno dei sei Gosvami di Vrndavana.

18 Gennaio – Putrada Ekadasi.
Digiuno di cereali e legumi.
(Rompere il digiuno 7,44 – 10,52)


Mese di Madhgava
(23 Gennaio – 20 Febbraio)

27 Gennaio – Anniversario dell’Apparizione di Srila Gopala Bhatta Gosvami, uno dei sei Gosvami di Vrndavana.

28 Gennaio – Anniversario della Scomparsa di Srila Jayadeva Gosvami, grande maestro spirituale ed autore della Gita-govindea.

2 Febbraio – Sat-tila Ekadasi.
Digiuno di cereali e legumi.
(Rompere il digiuno 8,37 – 10,49)

11 Febbraio – Anniversario dell’Apparizione di Srila Raghunatha Dasa Gosvami, uno dei sei Gosvami di Vrndavana. Anniversario della scomparsa di Srila Visvanatha Cakravarti Thakura, maestro spirituale Vaisnava e da utore che apparve nel diciassettesimo secolo. Anniversario dell’Apparizione di Srimati Visnupriya Devi, la consorte del Signore Caitanya.

13 Febbraio – Anniversariodell’Apparizione di Sri Advaita Acarya, un’incarnazione dell’espansione di Krsna, Maha-Visnu, ed intimo compagno del Signore Caitanya. Digiuno fino a mezzogiorno.

15 Febbraio – Anniversario della scomparsa di Sripada Madhavacarya, un filosofo Vaisnava e maestro spirituale che apparve nel tredicesimo secolo.

16 Febbraio – Anniversario della scomparsa di Srila Ramanujacarya, filosofo e maestro spirituale dell’undicesimo secolo.

17 Febbraio – Bhaimi Ekadasi. Digiuno fino a mezzogiorno per l’apparizione del Signore Varaha. (Rompere il digiuno 7,11 – 7,45)

18 Febbraio – Apparizione del Signore Varaha, l’incarnazione cinghiale di Krsna. (Non si osserva il digiuno.) Anniversario dell’Apparizione di Sri Nityananda Prabhu, intimo compagno di Sri Caitanya Mahaprabhu ed incarna-zione del fratello maggiore di Krsna, Balarama.
Il digiuno fino a mezzogiorno è stato osservato in Ekadasi.

20 Febbraio – Anniversario dell’Apparizione di Srila Narottama Dasa Thakura, maestro spirituale nella successione disciplina di Sri Caitanya che compose molti canti devozionali in Bengali.


Mese di Govinda
(21 Febbraio 21 Marzo9

26 Febbraio – Anniversario dell’Apparizione di Srila Bhaktisiddhanta Sarasvati Thakura, il maestro spirituale di Srila A.C. Bhaktisiddhanta Sarasvati Thakura, il maestro spirituale di Srila A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada, il fondatore-acarya dell’Associazione Internaizonale per la coscienza di Krishna.
Digiuno fino a mezzogiorno, quindi festa di prasadam. Ricorre anche l’Anniversario della Scomparsa di Sripada Gour Govinda Swami, un guru dell’ISKCON.

3 Marzo – Vijaya Ekadasi. Digiuno di cereali e legumi. (Rompere il digiuno 6,46 – 10,33)

4 Marzo – Anniversario della Scomparsa di Srila Isvara Puri, maestro spirituale di Sri Caitanya.

6 Marzo – Sri Siva Ratri, giorno in onore di Siva.

8 Marzo – Anniversario della scomparsa di Srila Jagannatha Dasa Babaji, un grande devoto nella linea di Sri Caitanya che confermò la scoperta di Srila Bhaktivinoda Thakura del luogo di nascita di Sri Caitanya.

17 Marzo – Amalaki-vrata Ekadasi. Digiuno di cereali e legumi.
(Rompere il digiuno 6,21 – 10,23)

18 Marzo – Anniversario della Scomparsa di Srila Madhavendra Puri, il maestro spirituale del maestro spirituale di Sri Caitanya.

21 Marzo – Sri Gaura Purnima, Anniversario dell’Apparizione di Sri Caitanya Mahaprabhu, che è Krsna stesso nel ruolo del Suo devoto. Digiuno fino al sorgere della luna, seguito da una festa di prasadam di Ekadasi (senza cereali e legumi).



SEZIONE LIBRI: SRIMAD-BHAGAVATAM

Considerato “il frutto maturo dell’albero della letteratura Vedica,” lo Srimad-Bhagavatam è la più completa ed autorevole esposizione della conoscenza Vedica. Cinquemila anni fa Krsna Dvaipayana Vyasa compose questo purana, o storia, per spiegare l’essenza della conoscenza spirituale. Qui presentiamo lo Srimad-Bhagavatam col testo originale sanscrito, la traslitterazione, la traduzione parola per parola, la traduzione letterale e le spiegazioni di Sua Divina Grazia A. C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada, Acarya Fondatore dell’Associazione Internazionale per la Coscienza di Krishna.

I DISCENDENTI DI BRAHMA

Dopo aver narrato la storia del sacrificio di Daksa, Maitreya perlerà ora degli altri discendenti di Brahma, incluso l’indomabile Dhruva Maharaja.


CANTO 4 : CAPITOLO 7


tam eva dayitam bhuya
avrnkte patim ambika
ananya-bhavaika-gatim
saktih supteva purusam

Tam: lui, Siva; eva: certamente; daytam: amata; bhuyah: ancora; avrnkte: accettò; patim: come marito; ambika: Amibka, o Sati; ananya-bhava: senza attaccamento ad altri; eka-gatim: l’unico scopo; saktih: le energie femminili (marginale ed esterna); supta: addormentate; iva: come; puruysam: il maschio (Siva, come rappresentante del Signore Supremo).

Ambika (la dea Durga), che è conosciuta come Daksayani (Sati) accettò di nuovo Siva come suo marito, proprio come le differenti energie del Signore Supremo agiscono nel corso di una nuova creazione.

SPIEGAZIONE: Secondo un verso dei mantra vedici, parasya saktir vividhaiva sruyate, il Signore Supremo ha differenti varietà di energie. Sakti è di natura femminile, e il Signore è il purusa, il maschio. E’ dovere della femmina servire il purusa supremo, e poiché, come afferma la Bhagavad-gita, tutti gli esseri viventi sono l’energia marginale del Signore Supremo, è dovere di tutti gli esseri viventi servire la Persona Suprema. Durga è la rappresentazione, nel mondo materiale, dell’energia marginale e dell’energia esterna, Siva è la rappresentazione della Suprema Persona. Perciò la relazione tra Siva e Ambika o Durga, è eterna. Sati non poteva accettare un altro marito che non fosse Siva. Le circostanze in cui Durga, nella persona di Himavati, la figlia dell’Himalaya, tornò a essere la moglie di Siva e generò Karttikeya formano di per sé una grande storia

etad bhagavatah sambhoh
karma daksadhvara-druhah
srutam bhagavatac chisyad
uddhavan me brhaspateh

Etat: questo; bhagavatah: di colui che possiede ogni opulenza; sambhoh: di Sambhu, Siva; karma: storia; daksa-adhvara-druhah: che devastò il sacrificio di Daksa; srutam: sentito: bhagavatat: da un grande devoto; sisyar; dal discepolo; uddhavat: da Uddhava; me: da me; brhaspateh: di Brhaspati.

(Maitreya disse:) Caro Vidura, avevo già ascoltato da Uddhava, un grande devoto e discepolo di Brhaspati, questa storia dello yajna che fu devastato da Siva.

idam pavitram parami sa-cestitam
yasasyam ayusyam aghaugha-marsanam
yo nityadakarnya naro ‘nukirtayed
dhunoty agham kaurava bhakti-bhavatah

Idam: questo; pavitram: puro: param: supremo; isa-cestitam: divertimento del Signore Supremo; yasasyam: della fama; ayusyam: lunga durata di vita; agha-ogha-marsanam: che distrugge i peccati; yah: che; nityada: sempre; akarnya: dopo aver ascoltato; narah: una persona; anukirtayet: dovrebbe raccontare; dhunoti: ripulisce; agham: la contaminazione materiale; kaurava: o discendente di Kuru; bhakti-bhavatah: con fede e devozione.

(Il grande saggio Maitreya concluse:) O figlio di Kuru, chi ascolta e narra di nuovo, con fede e devozione, questa storia dello yajna di Kaksa, così come esso fu condotto dal Signore Supremo, VIsnu, certamente sarà purificato da ogni contaminazione dovuta dall’esistenza materiale.


CANTO 4: CAPITOLO 8


maitreya uvaca
sanakadya naradas ca
rbhur hamso ‘runir yatih
naite grhan brahma-suta
hy avasann urdhva-retasah

Maitreyah uvaca: Maitreya disse; sanaka-adyah: i quattro Kumara, con a capo Sanaka; naradah: Narada; ca: e; rbhuh: Rbhu; hamsah: Hamsa; arunih: Aruni; yatih: Yati; na: non; ete: tutti questi; grhan: a casa; brahma-sutah: figli di Brahma; hi: certamente; avasan: vivevano; urdhva-retasah: puri brahmacari.

Il grande saggio Maitreya disse: I quattro grandi saggi Kumara guidati da Sanaka, e anche Narada, Rbhu, Hamsa, Aruni, e Yati, tutti figli di Brahma, non vivevano in casa, ma erano urdhva-reta, o naisthika-brahmacari, celibi incontaminati.

SPIEGAZIONE: Il brahmacarya è stato un sistema corrente fin dalla nascita di Brahma. Una parte della popolazione, specialmente i maschi, preferivano non sposarsi affatto, e invece di lasciare che il loro seme scendesse verso il basso lo facevano risalire al cervello. Tali persone sono dette urdhva-retasah, coloro che fanno risalire il seme. Il seme è così importante che chi riesce a farlo salire fino al cervello col metodo dello yoga, può compiere azioni meravigliose – la memoria agisce molto più lucidamente e la durata dalla vita si prolunga. Così gli yogi possono compiere qualsiasi austerità senza mai deviare, ed elevarsi al livello più alto di perfezione, fino al mondo spirituale. Abbiamo esempi insigni di brahmacari che accettarono questo principio di vita: i quattro saggi Sanaka, Sanandana, Sanatana, Sanat-kumara, Narada Muni e altri ancora.
Un’altra frase significativa in questo verso è naite grhan hy avasan “non vivevano in casa”. Grha significa “casa”, ma anche “moglie” In realtà, casa significa moglie vive a casa, mentre un sannyasi o un brahmacari, sebbene viva in una stanza o in un edificio, non vive a casa. Il fatto che non volessero a casa significa che non accettarono mai una moglie, perciò non si poneva per loro il problema di emettere seme. Si può emettere seme soltanto quando si ha una casa, una moglie e l’intenzione di generare dei figli, altrimenti, non vi è giustificazione di emettere seme. Questi principi sono stati seguiti fin dall’inizio della creazione, e questi brahmacari non hanno mai avuto figli. Fino a questo momento abbiamo raccontato la storia dei discendenti di brtaham, attraverso la figlia di Manu, Prasuti; Prasuti ebbe una figlia, Daksayani, o Sati, e la storia dello yajna e di Daksa è stata narrata in relazione a Sati. Ora Matreya vuole parlare della progenie dei figli di Brahma. Tra i molti figli di Brahma, i brahmacari guidati da Sanaka e Narada non si sposarono mai, perciò non si può narrare la storia dei loro discendenti.

mrsadharmasya bharyasid
dambham mayam ca satru-han
asuta mithunam tat tu
nirrtir jagrhe ‘prajah

Mrsa: Mrsa; adharmasya: dell’irreligione; bharya: moglie; asit: era; dambham: Truffa; mayam: Imbroglio; ca: e; satru-han: o uccisore del nemico; asuta: produsse, mithunam: per la combinazione; tat: quello; tu: ma; nirrtih: Nirrti; jagrhe: prese; aprajah: che era senza figli.

Brahma ebbe un altro figlio. Irreligione, che sposò una donna il cui nome era Falsità. Dalla loro unione nacquero due demoni chiamati Dambha e Maya, Finzione e Imbroglio. Questi due demoni furono affidati a un demone, Nirrti, che non aveva figli.

SPIEGAZIONE: Da questo verso possiamo vedere che anche Adharma, Irreligione, era figlio di Brahma, e sposò sua sorella Mrsa. Questo fatto segnò l’inizio dei rapporti sessuali tra fratelli sorelle. Questa unione snaturata è possibile nella società umana soltanto quando regna Adharma, Irreligione. Appare dunque chiaro che all’inizio della creazione Brahma non generò soltanto figli virtuosi come Sanatana e Narada, ma anche una prole demoniaca, come Nirrti, Adharma, Dambha e Falsità. All’inizio fu Brahma a creare ogni cosa.
Per quanto si riferisce a Narada, possiamo notare che essendo stato molto virtuoso nella sua vita precedente ed avendo goduto della compagnia di persone molto buone, egli era nato come Narada. Anche altri avevano ottenuto una nascita conforme alle proprie tendenze secondo la loro vita precedente. La legge del karma agisce vita dopo vita, e ogni volta che c’è una nuova creazione il medesimo karma si ripresenta insieme con gli esseri viventi. Essi nacquero in differenti condizioni, secondo il loro karma, anche se nascevano da un padre elevato come Brahma, che è l’incarnazione del Signore Supremo, responsabile dell’influenza della passione.

tayoh samabhaval lobho
nikrtis ca maha-mate
tabhyam krodhas ca himsa ca
yad duruktih svasa kalih

Tayoh: questi due; samabhavat: nacquero; lobhah: Avidità; nikrtih: Astuzia; ca: e; maha-mate: o grande anima; tabhyam: da questi due; krodhah: Collera; ca: e; himsa: Invidia; ca: e; yat: da essi; duruktih: Parole Dure; svasa: sorella; kalih: Kali.

(Maitreya disse a Vidura:)
O grande anima, da Dambha e Maya nacquero Avidità e Furbizia, chiamata Nikrti, Dalla loro unione nacquero i figli chiamati Krodha (Collera) e Himsa (Invidia), e da questa unione nacquero a loro volta Kali e sua sorella Durukti (Parole Dure).

duruktau kalir adhatta
bhayam mrtyum ca sattama
tayos ca mithunam jajne
yatana nirayas tatha

Duruktau: in Durukti; Kali; adhatta: produsse; bhayam: Paura; mrtyum: morte; ca: e; sat-tama: tu, che sei il più grande tra gli uomini nobili, tayoh: di questi due; ca: e; mithunam: per l’unione; jajne: furono prodotti; yatana: Dolore Eccessivo; nirayah: Inferno; tatha: anche.

Eccelso tra gli uomini virtuosi, dall’unione di Kali e Durukti nacquero figli chiamati Mrtyu (Morte), e Bhiti (Paura). Dall’unione di Mrtyu Bhiti nacquero Yatana (Dolore Eccessivo e Niraya (Inferno).

sangrahenamayakhyatah
pratisargas tavanagha
trih srutvaitat puman punyam
vidhunoty atmano malam

Sangrahena: in breve; maya: da me; akhyatah: spiegato; pratisargah: le cause della distruzione; tava: a te; anagha: o essere puro; trih: tre volte; srutva: ascoltando; etat: questa descrizione; puman: colui che; punyam: virtù; vidhunoti: purifica; atmanah: dell’anima; malam: contaminazione.

Caro Vidura, ti ho sommariamente spiegato le cause della devastazione. Colui che ascolta tre volte questa descrizione raggiunge la pietà e purifica la sua anima dalla contaminazione del peccato.

SPIEGAZIONE: La creazione si attua sulla base della virtù, mentre la devastazione si produce a causa dell’irreligione. Per la creazione e la distruzione della materia, questa è la regola. Il verso che stiamo studiando afferma che la causa della devastazione, è Adharma, ossia Irreligione. I discendenti di Irreligione e Falsità, nati l’uno dopo l’altro, sono: Finzione, Imbroglio, Avidità, Furbizia, Collera, Invidia, Discordia, Parole Dure, Morte, Paura, Dolore Acuto e Inferno,e tutti sono descritti come sintomi di devastazione. Se una persona virtuosa sente parlare di queste cause di devastazione, ne sarà disgustato e ciò determinerà il suo avanzamento sulla via della pietà. Qui, in particolare, col termine pietà di si riferisce al processo di purificazione del cuore. Come raccomandava Sri Caitanya, bisogna eliminare la polvere dallo specchio della mente, allora il progresso sulla via della liberazione ha inizio. Anche in questo verso è raccomandato lo stesso metodo. Malam significa “contaminazione”.
Dovremmo imparare a disprezzare tutte le cause di devastazione, a cominciare dall’irreligione e dall’imbroglio, e allora saremo in grado di progredire nella vita religiosa. Le nostre possibilità di raggiungere la coscienza di Krsna aumenteranno, e non saremo più soggetti alla distruzione ripetuta. La vita presente e fatta di nascite e morti ripetute, ma se noi cerchiamo la via della liberazione, possiamo salvarci da questa ripetuta sofferenza.

athatah kirtaye vamsam
punya-kirteh kurudvaha
svayambhuvasyapi manor
harer amsamsa-janmanah

Atha: adesso; atah: poi; kirtaye: descriverò; vamsam: dinastia; punya-kirteh: famoso per le sue attività virtuose; kuru-udvaha: o migliore tra i Kuru; svayambhuvasya; Svayambhuva; api: persino; manoh: di Manu; hareh: del Signore Supremo; amsa: emanazione plenaria; amsa: parte; janmanah: nato da.

Maitreya continuò:
O migliore della dinastia Kuru, ora ti descriverò i discenti di Svayambhuva Manu, che nacque da una parte di un’emanazione plenaria del Signore Supremo.

SPIEGAZIONE: Brahma è una potente emanazione del Signore Supremo, e sebbene sia unjiva-tattva, è investito di potere dal Signore, perciò è considerato un’emanazione plenaria del Signore Supremo.
Talvolta, quando non c’è alcun essere vivente capace di assumere la funzione di Brahma, il Signore Supremo stesso appare per svolgere questa funzione. Brahma è dunque lì emanazione plenaria di Dio, la Persona Suprema, è Svayambhuva Manu era il figlio diretto di Brahma. Ora il grande saggio Maitreya spiegherà la storia dei discendenti di questo Manu, tutto molto famosi per le loro attività virtuose. Prima di parlare di questi discendenti virtuosi, Maitreya ha già parlato dei discendenti delle attività empie, che rappresentano la collera, l’invidia, le parole sgradevoli, la discordia, la paura e la morte. Non certo a caso, quindi, sarà narrata la vita di Dhruva Maharaja, il re più virtuoso dell’universo.

priyavratottanapadau
satarupa-pateh sutau
vasudevasya kalaya
raksayam jagatah sthitau

Priyavrata: Priyavrata; uttanapadau: Uttanapada; satarupa-pateh: della regina Satarupa e di suo marito, Manu; sutau: i due figli; vasudevasya: del Signore Supremo; kalaya: con un’emanazione plenaria; raksayam: per la protezione; jagatah: del mondo; sthitau: per il mantenimento.

Da sua moglie Satarupa, Svayambhuva Manu ebbe due figli, Uttanapada e Priyavrata. Essendo entrambi discendenti di un’emanazione plenaria di Vasudeva, Dio, la Persona Suprema, essi erano perfettamente in grado di governare l’universo in modo da mantenere e proteggere i cittadini.

SPIEGAZIONE: E’ detto che questi due re. Uttanapada e Priyavrata furono dotati di potere da Dio, la Persona Suprema a differenza del grande re Rsabha, che era il Signore Supremo in persona.

jaye uttanapadasya
sunith sdruci tayoh
suricih preyasi patyur
netara yat-suto dhruvah




I D I A L O G H I D I S R I L A P R A B H U P A D A

Il Giusto Uso della Tecnologia

Questa conversazione tra Sua Divina Grazia A. C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada ed alcuni suoi discepoli si è svolta durante una passeggiata mattutina a Chicago nel luglio del 1975.
Discepolo: Prima stavi dicendo che l’occidente è cieco dal punto di vista spirituale e che l’India è zoppa dal punto di vista tecnologico, ma che se uniscono le loro risorse, sia l’India sia l’occidente ne trarranno beneficio.
Srila Prabhupada: Sì. Se il mondo occidentale, il cieco, prende l’India, lo zoppo, sulle spalle, allora lo zoppo può indicare il percorso spirituale al cieco che può sostenerli entrambi a livello materiale e tecnologico. Se l’America e l’India uniscono le loro risorse tecnologiche e spirituali, questa associazione porterà una pace perfetta e prosperità in tutto il mondo. Come sono ciechi questi Americani! Hanno ottenuto la forma umana – una forma umana intelligente – e tuttavia la usano per fare gite in motoscafo sul lago. Vedete? Un essere umano dovrebbe usare ogni momento della sua vita per tornare ad essere cosciente di Dio. Non andrebbe sprecato neanche un solo momento – e queste persone stanno semplicemente trovando nuovi modi per sprecare il tempo. Naturalmente gli Americani stanno facendo le cose molto bene, con una tecnologia molto avanzata, ma quello che stanno facendo è da persone cieche. Puoi essere un autista molto bravo, ma se sei cieco come potrai guidare bene? Provocherai qualche disastro. Perciò gli Americani, in senso spirituale, devono aprire gli occhi, cosicché la loro capacità di guidare venga usata in modo appropriato. Ora stanno cercando di vedere con i microscopi, ma finché rimarranno ciechi riguardo alla loro identità spirituale, cosa vedranno? Possono avere microscopi, questa macchina o quella macchina, ma sono ciechi e non lo sanno.
Discepolo: Penso che la maggior parte degli Americani sia più interessata ad allevare una famiglia che alla realizzazione del sé.
Srila Prabhupada: La coscienza di Krishna non è mai ostacolata dalla vita di famiglia. Ahaituky apratihata. Se siete sinceri la coscienza di Dio non può essere ostacolata da niente, qualunque siano gli impegni che avete. Potete mettere in pratica la coscienza di Krishna in quattro modi: pranair arthair dhiya vaca – con la vostra vita, con il vostro denaro, con la vostra intelligenza e con le vostre parole. Pertanto se vuoi essere un uomo di famiglia – se non puoi dedicare ventiquattro ore al giorno a questa coscienza – guadagna del denaro e usalo per diffondere la coscienza di Krishna. Se non puoi guadagnare del denaro, usa la tua intelligenza. C’è così tanto lavoro intellettuale da fare – pubblicazioni, ricerche e così via. Se non puoi farlo, utilizza le tue parole per parlare di Krishna alla gente. Ovunque tu sia, spiegale semplicemente: “Krishna è Dio, la Persona Suprema. Devi solo offrire i tuoi omaggi a Krishna.” Nient’altro. Allora pensate ancora che ci siano poche opportunità? Puoi servire Krishna qualunque siano le tue capacità, basta che tu voglia servirLo. Se però cerchi di impegnare Krishna al tuo servizio, questo è un errore grossolano. Le persone vanno in chiesa: “Krishna servici, dacci il nostro pane quotidiano.” Le persone si creano problemi da sole. In realtà non ve ne sarebbero. Isavasyam idam sarvam: Dio ha provveduto a tutto. Ha fatto tutto in modo perfetto e completo. Guardate quanti frutti ci sono per gli uccelli – sono serviti in modo opulento. Purnam idam: Krishna ha già provveduto a tutto in quantità sufficiente. Questi mascalzoni però sono ciechi – non lo vedono. Stanno cercando di “mettere le cose a posto.” Perché sentono il bisogno di “sistemare le cose”? C’è già tutto a sufficienza. Il fatto è che le persone ne fanno un uso sbagliato, altrimenti avrebbero già terra a sufficienza e sufficiente intelligenza – c’è tutto a sufficienza. In Africa e in Australia hanno grandi estensioni di terra e invece di fare affidamento sugli abbondanti raccolti di cui la natura ci fa dono, allevano il bestiame per ucciderli. Questa è la loro intelligenza. Coltivano caffè, tè e tabacco, anche se sanno che queste cose sono dannose per la salute. In qualche parte del mondo la gente muore per mancanza di cereali eppure in altre parti del mondo si coltiva il tabacco che porterà solo malattie e morte. Questa è la loro intelligenza. Il problema è che questi mascalzoni non sanno che lo scopo della vita è comprendere Dio. Chiedetelo a chiunque. Nessuno lo sa. Sono così sciocchi. Non vedete quanta cura si prendono per i cani? Sono ciechi: non sanno se essere coscienti di Dio o coscienti del cane. Il cane corre su quattro zampe, ma le persone pensano di essere progredite perché possono correre con l’automobile – su quattro ruote. Pensano di essere diventati civili, ma il loro impegno è correre, questo è tutto.
Discepolo: E lo scopo per cui corrono è sempre lo stesso – mangiare, dormire, fare sesso e difendersi.
Srila Prabhupada: Sì. Se lo scopo è uguale a quello di un cane, allora a cosa serve correre in macchina? Naturalmente si può usare la macchina per raggiungere le persone e distribuire il messaggio della coscienza di Krishna. Si può usare tutto per Krishna. Questo è ciò che insegniamo. Se c’è una bella macchina, perché dovremmo disprezzarla? Utilizzatela per Krishna: allora va bene. Noi non diciamo: “Smettete”. No. Se avete prodotto qualcosa con l’intelligenza che Dio vi ha dato, va bene, se la usate per Dio, ma se la usate per altri scopi non diretti a Krishna, allora non ha senso. Guardate questa macchina – così ben rifinita. Se dico: “È tutta un’assurdità”, quest’affermazione è intelligente? No. “Lo scopo per cui avete costruito questa macchina – quella è un’assurdità.” Perciò noi vogliamo semplicemente che le persone cambino coscienza. Non condanniamo le cose che hanno prodotto. Per esempio, con un coltello si può tagliare la verdura e la frutta, ma se lo si usa per tagliarci la gola, questo non va bene. Così ora le persone usano il coltello della tecnologia per tagliarsi la gola, per dimenticare completamente la realizzazione del sé e la coscienza di Krishna. Questo non va bene. Nri-deham adyam sulabham sudurlabham plavam sukalpam: il corpo umano è come una buona barca – con la nostra intelligenza possiamo attraversare l’oceano dell’ignoranza, l’oceano delle nascite e morti ripetute in questo mondo materiale. E guru-karnadharam/ mayanukulena nabhasvateritam puman bhavabdhim na taret sa atma-ha: abbiamo un vento favorevole – le istruzioni di Krishna nella letteratura vedica – inoltre abbiamo un bravo capitano, il maestro spirituale autentico, che ci guida e c’illumina. Se nonostante tutte queste facilitazioni non riusciamo ad attraversare l’oceano dell’ignoranza, allora ci stiamo tagliando la gola. C’è la barca, c’è il capitano, c’è il vento favorevole, ma non li utilizziamo. Questo significa che stiamo uccidendo noi stessi.



Tagliare le Radici del Crimine
di Krishna Dharma Dasa


Ci sono circa 80,000 persone imprigionate nelle carceri della Gran Bretagna. Il doppio di quanti ce ne fossero dieci anni fa e il numero sta ancora aumentando. Stranamente, perché il numero dei crimini sta diminuendo. Questo punto, tuttavia, è al centro di un dibattito, in quando molti sostengono che la gente è meno disposta a denunciare piccoli crimini, vedendo che la polizia, quando è molto impegnata, non è incline a considerare i piccoli crimini ed anche se lo facesse servirebbe a poco. La possibilità di riottenere oggetti rubati o che un colpevole sia arrestato per crimini minori è molto remota. Comunque, quei malviventi che vengono a trovarsi davanti al giudice hanno più possibilità di ricevere una sentenza di colpevolezza di quanto non accadesse precedentemente. Questo, almeno, è il punto di vista del “Prisons Reforms Trust”, che afferma che nonostante il numero dei colpevoli riconosciuti in giudizio sia rimasto più o meno lo stesso, c’è stato una “notevole inflazione di sentenze ed una mancanza di fiducia in efficaci misure alternative.” Questo fatto viene attribuito ad un certo numero di fattori, come la domanda pubblica di sentenze esemplari, nel caso di crimini particolarmente odiosi, come gli assassini di bambini. Ma in modo particolare deriva dal punto di vista politico prevalente che “la prigione funziona”, una frase coniata da Michael Howard quando era Ministro degli Interni circa quindici anni fa. Subito dopo il New Labour conquistò il potere con il suo manifesto che prometteva “contro il crimine, contro la causa del crimine,” una strategia perseguita fino ai giorni nostri.


Rendere i cattivi peggiori

Ma la prigione funziona? Le statistiche mostrano che circa il sessanta percento dei prigionieri compie ancora un crimine entro due anni dall’uscita dalla prigione. La prigione è un luogo eccellente per incontrare altri criminali ed apprendere nuovi trucchi. Le scritture vediche affermano che la nostra coscienza prende velocemente forma in accordo alle persone che frequentiamo, che in prigione difficilmente possono essere del tipo migliore. Considerando questo fatto, un altro Ministro degli Interni, David Waddington, affermò in un documento governativo: “La prigione è un modo costoso per rendere i cattivi peggiori.” Tuttavia bisogna dire che i corsi di addestramento e di riabilitazione cercano di rettificare i criminali. Ma mentre questi corsi possono essere di aiuto in alcuni casi, sembra che non lo siano abbastanza in altri casi. È quindi un maggiore addestramento la soluzione? In accordo alle scritture vediche la risposta è sì, ma l’addestramento deve essere di un certo tipo e ricevuto preferibilmente prima di essere detenuti nelle prigioni di Sua Maestà. Srila Prabhupada scrive: “Semplicemente emettere leggi e ordinanze non può rendere i cittadini obbedienti e rispettosi della legge. Questo è impossibile. In tutto il mondo ci sono tanti stati, tante assemblee legislative e parlamenti, ma nonostante tutto i cittadini rimangono disonesti e ladri. Essere buoni cittadini, perciò non può essere una costrizione; i cittadini devono essere addestrati.” Egli continua affermando che l’addestramento deve essere impartito in accordo al varnasrama, il sistema vedico che organizza la società in ordini spirituali e di occupazione, con lo scopo finale di risvegliare la nostra coscienza di Krishna. In una società addestrata ed organizzata in questo modo, il crimine diminuisce per diversi motivi. Primo motivo, il sistema del varnasrama ridurrebbe il numero di persone non addestrate, disoccupate e possibilmente nella necessità di sentirsi forzati a commettere crimini. Ma il beneficio principale, e che tende ad essere assente dai programmi governativi, è il beneficio spirituale. L’addestramento vedico nella spiritualità o nella coscienza di Dio rende le persone pacifiche, riducendo così la causa originale di tutte le trasgressioni morali: il desiderio materiale. Poiché pensiamo che avere di più significa essere più felici, cercheremo sempre di ottenere di più anche se questo ci costringerà a infrangere le leggi.


La Sfida dell’Appicazione

Applicare il varnasrama ed impegnare ognuno in accordo alle proprie propensità, con quello che ne consegue, è naturalmente un grande sfida, ma il suo scopo essenziale di risvegliare la nostra coscienza di Krishna è qualcosa che possiamo fare anche ora. In una conversazione con il sindaco di Evanston, nell’Illinois, che in quel momento stava sperimentando seri problemi con la criminalità, Srila Prabhupada chiese che venisse dato all’ISKCON un grande edificio da essere destinato al Krishna kirtana e alla distribuzione di prasadam. Egli disse che questo era il modo di curare una persona dalla sua “infezione materiale” che conduce al crimine. “Quindi se curiamo questa infezione” disse Prabhupada, “di nuovo una persona diventa buona. Questa è quindi la cura. Non è una cosa esterna, artificiale, imposta su qualcuno. No, la bontà si trova dentro di noi” In altre parole, siamo tutti intrinsecamente, buoni, essendo parti del supremo buono, o Dio. Dobbiamo solo risvegliare la nostra natura spirituale originale e la bontà emergerà. Essere curati dall’infezione materiale significa anche trovare in noi stessi la felicità che cerchiamo futilmente altrove. Incantati da una impressionante mostra di avvisi pubblicitari che ci incoraggiano a comprare prodotti di cui non abbiamo bisogno e che a fatica ci possiamo permettere, siamo afflitti dal desiderio e quindi dalla frustrazione quando non siamo in grado di procurarci questi oggetti, o se riusciamo a procurarceli, questi non riescono a soddisfarci. Di conseguenza vediamo che vengono elaborate statistiche sulla depressione, ed anche un aumento nell’uso di alcol e droghe, principali cause del crimine. L’unico modo di invertire questa tendenza è connetterci con Krishna, l’origine di tutta la felicità spirituale. Allora la pace e la soddisfazione sicuramente prevarranno. Altrimenti i nostri programmi di riforma sociale, privi di contenuti spirituali, saranno sempre un fallimento. Krishna Dharma Dasa vive a Manchester, in Inghilterra. Ha tradotto il Mahabharata, il Ramayana ed il Panca Tantra.


CELEBRAZIONE DELLA CULTURA DELLA MUCCA
Alla conferenza mondiale sulla mucca, i devoti Hare Krishna inspirano gli altri con la visione di Srila Prabhupada sulla protezione della mucca.
di Chaya Devi Dasi

Un’altra giornata buia e fredda in cui rompo il ghiaccio formatosi sull’acqua per far bere alle mucche l’acqua fresca del pozzo. Avvolta nel mio soprabito Carhart con panciotto, sciarpa, stivali, maschera per il viso e guanti isolanti, per alcune ore ho potuto aiutare Caitanya Dasa a preparare il fieno nella stalla prima che il dolore della gelida temperatura mi penetrasse nel corpo. Era stata una settimana eccezionalmente fredda, con temperature sullo zero e sotto. Mio marito, Balabhadra Dasa, ministro ISKCON per la protezione della mucca e l’agricoltura e capo pastore nella nostra fattoria ISKCOWP nel West Virginia, era in viaggio in India e in Europa per vari programmi sulla protezione della mucca allo scopo di stimolare, insegnare ed inspirare gli altri pastori ed anche imparare da loro. Mentre era via, Caitanya Dasa ed io ci siamo presi cura delle mucche durante l’inverno. Nel 1990 Balabhadra ed io formammo la ISCOWP, l’Associazione Internazionale per la Protezione della Mucca. Il nostro maestro spirituale Srila Prabhupada ci aveva ispirato a proteggere le mucche per tutta la loro vita cosicché esse potessero trascorrere un’esistenza serena lontana dalla pistola che stordisce e dal coltello del macellaio. Per natura entrambi ci sentivamo legati agli animali e provavamo affetto per loro, ma dopo aver appreso da Srila Prabhupada il valore spirituale e materiale della mucca, i nostri sentimenti si concretizzarono in azione. Mentre spargevamo il fieno nella mangiatoia con una forca, meditavo sui musi avidi di Gita, Jaya e Asha, tre delle nostre belle mucche. Pensavo anche all’email che Balabhadra mi aveva appena mandato dall’India: Il signor Sadashiv Montimar è venuto appositamente da Delhi per incontrarmi. Era arrivato un mese prima a Krishna-Balarama Mandir per parlare con Devamrita Dasa, il presidente del tempio, della Vishwa Gou Sammelan [Conferenza Mondiale sulla Mucca], una grandiosa conferenza sulla mucca che il suo guru e il tempio stanno sponsorizzando nel sud dell’India. Oltre a fare tutte le cose di cui abbiamo parlato, essi proteggono ed allevano ventisette delle rimanenti trentatre razze indiane tuttora in India. Il signor Montimar mi ha detto che il suo guru Shree Raghaveshwara Bharathi Swamiji, il guru della Shree Ramachandrapura Math cita i nostri articoli e usa il mio nome come riferimento per queste citazioni. Mi ha dato molte cose da leggere e un invito scritto personale per presenziare alla conferenza. Si tratta di una conferenza di nove giorni che tratta tutti gli aspetti della protezione della mucca. Prevedono che per tutti i nove giorni saranno presenti mezzo milione di persone. La conferenza si svolgerà ad Hosanagara dal 21 al 29 aprile. Non è una durata impossibile e sicuramente la conferenza coinvolgerà moltissime nuove persone che si occupano con grande impegno della protezione della mucca. Penso che ne valga la pena. Nel ventunesimo secolo la protezione della mucca è una sfida che richiede una posizione mentale controcorrente e pertanto difficile da praticare anche senza temperature così basse. La protezione della mucca ha avuto origine in India, dove il clima caldo permette alle mucche di andare al pascolo per tutto l’anno. Con quel clima, finché c’è abbastanza terra da pascolo non c’è bisogno di coltivare il fieno, raccoglierlo e immagazzinarlo per nutrire le mucche.


Comprendere la Protezione della Mucca

Che cosa significa esattamente protezione della mucca? A sentire questa parola le persone in genere reagiscono in due modi. Alcune pensando che la protezione sia da attuare per le specie in pericolo d’estinzione e poiché ci sono bilioni di mucche, ritengono sia meglio occuparsi delle balene o dell’elefante africano. Altre pensano che “la protezione della mucca” faccia riferimento a qualche rito pagano per gli animali – l’immagine della “mucca sacra”. La ragione filosofica alla base della protezione della mucca è che tutte le creature viventi meritano di essere protette dall’uccisione o da altre violenze per mano degli esseri umani. Tutti gli animali hanno un’anima come noi. Sono tutti figli di Krishna e tutti a Lui cari. Da questo punto di vista l’uccisione di un animale può essere considerata una forma di assassinio. La mucca è la nostra madre. La filosofia vedica insegna che ci sono sette madri: (1) la madre naturale, (2) la moglie del maestro spirituale, (3) la moglie di un brahmana, (4) la regina, (5) la mucca, (6) la nutrice e (7) la terra. La mucca è una delle sette madri perché ci dà il latte che ci nutrisce. Dobbiamo rispettare tutte le madri. Poiché non uccidiamo né mangiamo la nostra madre, non dovremmo uccidere o mangiare la mucca. Parimenti, il toro è nostro padre perché ara la terra per produrre cereali. Non si deve uccidere e mangiare nostro padre e nostra madre – neanche quando essi sono vecchi e meno utili economicamente. Cinquemila anni fa Sri Krishna, Dio, la Persona Suprema, apparve sulla terra per proteggere i Suoi devoti e per esibire i Suoi divertimenti. Fra questi c’era il Suo ruolo nell’infanzia come pastorello. Le mucche Gli erano molto care grazie alla loro natura gentile e affettuosa come anche per il loro contributo alla società umana e per contraccambiare Egli era gentile con loro e le proteggeva. Noi dovremmo seguire il Suo esempio. Srila Prabhupada scrive: “Dalle attività personali del Signore, la società umana dovrebbe imparare come si proteggono in particolare i brahmana e le mucche. Allora la protezione dei principi religiosi, il raggiungimento dello scopo della vita e la protezione della conoscenza vedica sarà assicurata. Senza proteggere le mucche, non si può mantenere la cultura braminica e senza la cultura braminica, lo scopo della vita non può essere raggiunto.(Srimad-Bhagavatam, 8.24.5 Spiegazione)


Proteggere Il Toro

Nella pratica contemporanea il primo principio della protezione della mucca, sorprendentemente, è l’impiego del bue. La principale utilità della mucca è vista come la produzione di latte, ma essa non darà latte se non avrà un vitellino. Metà dei vitelli sono tori che non produrranno mai latte. La spesa per nutrire i tori rappresenterà un deficit per l’agricoltore se non realizzerà che il loro potenziale è la loro energia alternativa da impiegare in varie attività come arare i campi e trainare. Gli agricoltori nella maggior parte dei paesi guadagnano vendendo i tori per farne carne direttamente ai mattatoi o alle industrie del bestiame dove vivono ammassati in gran numero per ingrassare abbastanza da ricavarne un buon profitto uccidendoli o all’industria dei vitelli, dove i vitelli hanno una vita breve stipati in piccole casse per sedici settimane. Quando non riesce a produrre la quantità di latte richiesta, anche la mucca viene venduta per la sua carne, ma, oltre alla produzione del latte, lo sterco e l’urina della mucca o del toro hanno un valore. Invece di uccidere tutti i bovini che non producono latte, perché non usare sterco e urina nei fertilizzanti, nel compost, nelle medicine, nei parassitari, nei prodotti per pulizia e come carburante biogas, questo solo per nominare alcuni elementi utili e facilmente commerciabili? Srila Prabhupada diceva: “Ora, praticamente, in India l’accettano e attraverso esami chimici è stato trovato che lo sterco della mucca contiene molte proprietà antisettiche, Questo è un fatto. Un certo dottor Goshal l’ha analizzato nel suo laboratorio… ed ha trovato che…lo sterco di mucca è ricco di proprietà antisettiche.” Il sistema di agricoltura moderno ignora il potenziale di energia alternativa dei vitelli e la varietà dei prodotti utili ricavabili dallo sterco e dall’urina dei bovini. Per questa ragione, la macellazione diventa dal punto di vista economico l’unico mezzo percorribile di gestione. La maggior parte delle persone abituate a questo punto di vista e non vedendo alternative alzeranno le mani consentendo anche se preferirebbero una soluzione meno violenta. Questo accade solo perché non conoscono la realtà dei fatti. Essi non sanno che il valore principale del bue è più grande quando viene usato per lavorare invece di quando è ucciso per ricavarne la carne e questo è vero perfino quando la mucca o il bue non più capaci di lavorare producono urina e sterco che sono molto utili.


La Gou Sammelan

Dopo una lunga discussione, decidemmo di partecipare alla conferenza, soprattutto per rappresentare Srila Prabhupada nel suo paese d’origine. Come suoi discepoli americani, avremmo dato credito al potere dei suoi insegnamenti. Speravamo di avere contatti utili per la diffusione della protezione della mucca e volevamo imparare di più sulla cura della mucca, sull’uso dello sterco e dell’urina a scopi medici e sull’efficacia di questi sottoprodotti. Il 20 d’aprile, a tarda notte, arrivammo alla Shree Ramachandrapura Math, fondata più di mille e trecento anni fa da Saêkaracarya. “Hare Rama! Gou Mata [Madre Mucca!] Hare Rama! Gou Mata!” cantava una folla di discepoli della math. Noi rispondemmo: “Hare Krishna! Hare Rama!” Allora cantando risposero: “Hare Krishna! Hare Rama! Gou Mata!” Fu un inizio di grande potenza spirituale per un’esperienza che doveva durare tutta la vita. Shree Raghaveshwara Bharati Swamiji si è dedicato alla conservazione delle razze indigene di mucche indiane. Egli è stato l’ispiratore non solo del programma Sammelan, ma anche di altre iniziative sociali, culturali, educative ed ambientali basate sulla protezione della mucca. Ne è un esempio la Goubank della math che offre bestiame indiano alle persone a condizione che non vengano vendute, incrociate o inseminate artificialmente. La banca accetta il bestiame quando gli agricoltori sono in difficoltà per mantenerli. Questo aiuta l’agricoltore ed inoltre aiuta Swamiji a raggiungere uno dei suoi obiettivi: far conoscere agli agricoltori indiani e agli altri i vantaggi di allevare e proteggere le mucche indiane. Durante tutti i nove giorni della conferenza, scienziati, dottori, avvocati, agricoltori, attivisti, protettori della mucca ed altri esperti provenienti da tutto il mondo tennero lezioni presentando la loro conoscenza e il loro modo di comprendere la protezione della mucca. Ecco alcuni degli argomenti: ricerca scientifica ed analisi collegate agli usi dell’urina della mucca; valore come medicinali dei prodotti del bestiame allevato in India; il ruolo del bestiame indigeno nell’agricoltura biologica; l’importanza dell’energia del traino animale nell’agricoltura e dei trasporti rurali in India e le opportunità di sviluppare industrie per i prodotti derivanti dalla mucca. Il Sammelan si svolse su un’estensione approssimativa di ottanta ettari. In mostra c’erano le ventisette razze indiane allevate e protette dai membri della math. C’erano inoltre mostre di attrezzature e macchine a traino animale; articoli domestici basati sull’urina di mucca; prodotti medicinali derivanti dall’urina e dallo sterco di mucca e prodotti di bellezza; sculture e quadri sul tema della mucca e pezzi teatrali, musica ed altre forme d’intrattenimento basate sulla mucca. La nostra guida turistica e presidente della Ramachandrapura Math, M.K. Janardan ci ha mostrato alcune riproduzioni di dipinti ISKCON di Krishna che erano nella sala della mostra. Disse che i membri della math vedevano Sri Krishna come un pastorello ed un esempio da essere seguito. Quando il Gou Sammelan finì, Shree Raghaveswara Bharati Swamiji annunciò la costruzione della più alta statua del mondo di Sri Krishna davanti alla math per sottolineare il successo dell’avvenimento.


Contributo Spirituale

Balabhadra dette due lezioni di cui una davanti a mille persone. Enfatizzò la visione di Srila Prabhupada sulla protezione della mucca. “Un intervento assolutamente straordinario,” disse Sunil Mansingha, responsabile di una delle sessioni del simposio. “Per la prima volta, un intervento dedicato esclusivamente all’aspetto spirituale della mucca. Mi sento molto incoraggiato grazie al vostro insegnamento.” Il signor Mansingha è anche il coordinatore del Govigyn Anusandhan Kendra di Nagpur, un’organizzazione che fa ricerca scientifica sull’efficacia e l’uso dello stero e dell’urina della mucca per la preparazione di medicinali ed altri prodotti. Successivamente Balabhadra ha ricevuto un riconoscimento per il suo contributo spirituale. Balabhadra invitò i devoti delle varie fattorie ISKCON a presenziare alla conferenza. Tra i devoti presenti c’erano Govindanandana Dasa e Radha Kanta Dasa della fattoria ISKCON in Ungheria e Hrimati Dasi con il dottor Nanda Krishna dell’ISKCON di Mayapur in India. Apparvero molti articoli di stampa dedicati a Balabhadra e ai devoti che l’accompagnavano. “L’ISKCON completamente impegnata nella protezione della mucca”, fu il titolo di un articolo che apparve in alcuni giornali a seguito di una conferenza stampa di trenta minuti tenuta in cui Balabhadra mostrava il suo braccio tatuato con una mucca indiana e con i piedi di loto del Signore Nityananda. Radha Kanta, Govindanandana ed io apparimmo in alcuni giornali come “esperti ungheresi e americani che hanno operato nel campo della protezione della mucca e dell’agricoltura biologica.” Ci furono perfino delle persone che vennero a chiederci un autografo dicendo che ci avevano visto in televisione. Fummo compiaciuti di essere lì in rappresentanza di Srila Prabhupada, di Sri Krishna e dell’importanza della protezione della mucca. Lasciammo la Vishwa Gou Sammelan ricordando ancora una volta la cultura indiana in cui la maggioranza della popolazione considera la mucca sacra e non carne per i loro hamburger. L’associazione di migliaia di persone venute alla Ramachandrapura Math per onorare la mucca ci ha aiutato ad affrontare la difficile sfida di presentare la protezione della mucca in occidente.
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